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La scena dell'omicidio di via Napione, il 23 febbraio 2019

La scena dell'omicidio di via Napione, il 23 febbraio 2019

Indicò un falso responsabile e una falsa pista per l'omicidio: ragazza indagata per calunnia

Rischia fino a sei anni di carcere

Una ragazza è indagata per calunnia dalla procura di Torino per avere indicato un giovane disegnatore di Biella (poi risultato del tutto estraneo ai fatti) quale autore dell'omicidio di Stefano Leo, 34enne anche lui biellese ucciso il 23 febbraio 2019 in via Napione da Said Mechaquat, 27enne italiano di origini marocchine.

Tre settimane dopo il delitto, la giovane si era presentata nella caserma di via Valfré. sede del comando provinciale dei carabinieri che stavano conducendo le indagini sull'accaduto, parlando di una pista investigativa fondata su una non meglio precisata matrice satanica. Per avvalorarla, aveva anche creato un falso profilo Facebook.

I pm Enzo Bucarelli e Ciro Santoriello, gli stessi che hanno coordinato le indagini sull'omicidio Leo, hanno chiuso le indagini a fine novembre 2019.

Le giovane rischia una condanna fino a sei anni di carcere ma, essendo incensurata, potrebbe cavarsela con con una pena inferiore ai due anni e quindi non andare in galera.

La calunnia è un reato contro la giustizia: i carabinieri, a causa delle sue false dichiarazioni, avevano dovuto eseguire una serie di accertamenti che poi avevano portato a stabilire che quella pista non aveva alcun fondamento. La ragazza, alla fine, aveva ammesso di essersela inventata.

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