De Tomaso: i Rossignolo sono stati responsabili del crack, condannati padre e figlio (e maxi-risarcimento)

Ma ancora nessun soldo agli ex dipendenti

I capannoni della De Tomaso di Grugliasco, un'azienda che in realtà non è mai decollata

Cinque anni e mezzo per Gian Mario Rossignolo, quattro anni e dieci mesi per il figlio Gianluca: sono le principali condanne inflitte dal tribinale di Torino (presidente Giorgio Gianetti) mercoledì 20 febbraio 2019 nel processo per il crack della De Tomaso, l'azienda automobilistica che nel 2009 aveva rilevato da un ramo d'azienda della Pininfarina ottenendo dalla Regione Piemonte e dal Ministero del lavoro fondi per la formazione degli operai mai avviata. 

Le accuse nei loro confronti erano di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni di enti pubblici e malversazione. Il patron Gian Mario era stato arrestato nel 2012. Il tribunale ha dichiarato il proscioglimento solo per due ipotesi di falso in scrittura privata, perché il reato è stato depenalizzato, e per una tentata truffa alla Regione Toscana.

Gli imputati dovranno anche pagare una maxi-provvisionale di cinque milioni di euro a favore del fallimento dell'azienda. Nessuna provvisionale è stata riconosciuta invece a favore della Regione Piemonte, della società controllata Finpiemonte e delle centinaia di ex dipendenti della De Tomaso, che potranno al massimo rivolgersi al tribunale civile per ottenere un risarcimento. Il danno nei loro confronti è stato infatti riconosciuto ma non quantificato.

Secondo il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo, che ha coordinato l'inchiesta, i fondi pubblici, ottenuti con mezzi fraudolenti, furono dirottati portando l'azienda al fallimento nel 2012.

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Intanto degli 800 lavoratori molti sono rimasti tuttora senza un'impiego.

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