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Settimo Torinese, Elena Piastra: “Vaccino anti-covid: storia di un gregge e di un branco”

La sindaca tra riflessioni a voce alta e risposte ai commenti di "privilegisti" e "vergognisti"

La sindaca di Settimo Torinese, Elena Piastra, ha voluto aggiungere alcune riflessioni al suo post pubblicato domenica, giorno del V-Day, in cui invitava a vaccinarsi per il bene comune. “Vaccinarsi è un diritto, ma anche un dovere” era in sintesi il suo pensiero.

Nelle ultime ore la prima cittadina, alcune settimane fa risultata positiva al coronavirus, ha spiegato che affronta il suo ruolo pubblico “con l’unico spirito che penso occorra avere: provare a dare l’esempio, mettendoci letteralmente tutta me stessa”, nonostante la paura che tutti noi abbiamo. “Eppure, nonostante la paura del contagio, non ho mai smesso di andare a lavorare per la città, perché è mio dovere” continua Elena Piastra che ribadisce la sua fiducia nella scienza: “Mi fido di chi studia e lo fa anche per me. Perché so che lo studio chiede fatica e rigore e io, che non so cosa sia l’RNA messaggero, non posso che fidarmi e ringraziare di vivere in un Paese in cui il sistema sanitario garantisce il vaccino. Riguardo al vaccino, mi fido dei medici e della scienza e so che è mio dovere dare l’esempio perché a volte alle istituzioni è chiesto di fare di più degli altri”.

La risposta ai “privilegisti” e “vergognisti”

Prosegue la sindaca: “Mettendo il post di ieri sapevo bene che si sarebbero scatenati i soliti commenti no-vax, tra i “privilegisti” (cioè chi dice “e perché lei sì e io no?”) e i “vergognisti” (quelli che “brava lo faccia lei con tutti i politici perché dovete fare le cavie”; soprannominati vergognisti per l’abitudine a iniziare e concludere ogni frase con la parola “vergogna”, ovviamente in rigoroso stampatello). Rispondo ai primi spiegando che io non chiedo nulla per me: se non dovrò fare il vaccino perché ho già avuto il covid, aspetterò il momento che i medici riterranno essere quello giusto, se e quando dovrò farlo lo stabilirà un medico e non certo io. Ne approfitto anche per dire che nessuno tra chi fa oggi il vaccino è un privilegiato, ma sono coloro che da mesi sono esposti ai rischi più di chiunque altro in corsia di ospedali e case di riposo. Rispondo ai secondi dicendo che le istituzioni hanno il dovere di proteggere tutti, anche quelli che con i loro comportamenti mettono a rischio gli altri. Nel nostro Paese c’è sempre qualcuno pronto a spiegare agli altri come fare una cosa, ma non a farla per primo. Tanti allenatori e pochi giocatori, si dice così, vero? Ho visto morire persone che non volevano altro che vivere. Credo sia fondamentale per i nostri figli tornare a scuola e andarci con continuità. Penso che non sia possibile reggere ancora questa fragile economia che ha bisogno di ripartire e di lavoro. Penso occorra agire e farlo in fretta. Grazie a chi in questi mesi ha studiato e lavorato per permetterci di essere qui a discutere tra cosa sia giusto fare e cosa no, e permetterci di liberarci da questo virus”.

Il precedente post della sindaca: il testo

“Vaccinarsi è un diritto, ma anche un dovere. Le prime dosi sono arrivate e il 2021 dovrà essere l’anno della liberazione dal Covid. Dobbiamo raggiungere l’immunità di gregge velocemente per tutelare i più fragili e far ripartire economia e lavoro. La sconfitta del virus dipende dalla responsabilità di ognuno; come amministratori locali dobbiamo dare il buon esempio. Per questo farò il vaccino appena sarà possibile ed estendo l’invito a tutti i miei colleghi sindaci. Vaccinarsi è davvero un dovere morale per ciascuno di noi: lo dobbiamo a chi non potrà farlo per motivi di salute, al personale sanitario che da mesi combatte l’emergenza in prima linea, a chi purtroppo ha perso la vita in questi mesi. Lo dobbiamo a noi stessi, per tornare a guardare al futuro senza paura. Non ci sono solo i diritti ma anche i doveri, e vaccinarsi è un dovere per liberare le nostre città”.
 

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