Crocetta

Mettiti nei panni di un cieco, prova ad attraversare la strada a occhi chiusi: perché a Torino è difficile?

I progetti innovativi ci sarebbero pure, ma sono chiusi in un cassetto

Immagini di repertorio

Se stai leggendo questo articolo è perché ci vedi. Sì, sembra banale, ma è così. Non è mica una cosa da poco, lo sai? Vederci è un vero e proprio privilegio. Puoi godere di una giornata di sole, ma anche di una giornata di pioggia. Puoi vedere il colore dei fiori, ma anche il grigiume dell'acqua sporca. E puoi anche attraversare la strada senza rischiare di essere investito. O meglio, senza rischiare di essere investito per colpa tua. 

Sì, perché tu che ci vedi hai un'opportunità in più: quella di sapere quando il semaforo è rosso e devi stare fermo, e quando è verde e puoi attraversare. Una piccola convenzione sociale che ci viene insegnata sin da quando siamo piccini. E così passano gli anni e non ci facciamo più caso. Diventa automatico. Arriviamo al semaforo, vediamo il rosso e ci fermiamo. 

Tutti facciamo così. Tranne chi non ci vede. Chi non ci vede per fare quello che per noi è scontato si deve affidare ad altri sensi. L'udito per esempio è uno strumento utile in casi del genere. "Sì, perché ci sono i semafori con i segnalatori acustici", direte voi. "No, perché prima di metterti sotto magari suonano il clacson", ribatto io. 

A Torino infatti sembrerebbe più facile per un non vedente affidarsi al clacson di un automobilista che al segnalatore acustico di un semaforo. Perché? Semplice, perché ce ne sono pochi. Noi qualche settimana fa lo abbiamo scritto quando abbiamo raccolto la denuncia di Emalloru, uno youtuber che ha più di 200.000 iscritti sul suo canale, che insieme a Dajana, una ragazza non vedente torinese, ha schiaffato in faccia a tutti noi la più grande barriera architettonica con la quale devono convivere i ciechi torinesi. In città ci sono troppo pochi semafori con segnalatori acustici.

E pensare che Torino è stata la città capofila di un progetto innovativo proprio in questo settore. Nel 2017 è stata lanciata in città Laura, un'applicazione per smartphone che permette ai non vedenti di sapere quando possono attraversare la strada. La prima installazione viene fatta sotto l'Unione Cechi in corso Vittorio angolo via Arsenale. L'applicazione sfrutta la geolocalizzazione del telefono, riconosce gli attraversamenti pedonali (che sono punti di pericolo) e avvisa il non vedente sullo stato del semaforo. 

Geniale, ma l'app ha anche un altro pregio: costa 10 volte meno rispetto all'installazione di un segnalatore acustico su un semaforo. A distanza di tutti questi anni cosa ne è stato allora di Laura? A dircelo è Leonardo Napoli, che Laura l'ha realizzata. A inizio 2020 il Comune di Torino si era impegnato per installare il dispositivo su tredici semafori torinesi. Finanziamento del Comune di 25.000 euro. 

L'impegno però non viene messo mai su carta e gli intenti rimangono solo parole. Arriva così il covid e le mail di sollecito mandate da Leonardo non ricevono alcuna risposta. "È stato un anno difficile", direte voi. "C'è stata una pandemia", aggiungerete. Vero, ma l'anno è stato difficile per tutti, anche per chi non ci vede e durante il lockdown ha dovuto vivere in condizioni magari più angoscianti del solito. Perché un progetto come questo è stato rimesso nel cassetto? 

Che siano dunque segnalatori acustici o app innovative, è arrivato il momento di chiedere a gran voce a questa amministrazione comunale e alla prossima di rendere Torino una città inclusiva per tutti, anche per chi non può vedere il rosso di un semaforo. 

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