Ritorno al nido, i dubbi e i doveri dei genitori

Il primo giorno per i più piccoli, le domande dei più grandi

Una breve esitazione al cancello d’ingresso, l’ormai consueta misurazione della temperatura e poi “ciao ciao papà”. Micòl affronta il suo nuovo primo giorno di scuola con l’entusiasmo dei suoi 21 mesi, di cui troppi passati chiusa in casa, dai primi passi in corridoio alle prime arrampicate sul divano del salotto. 

Certo, il “Patto” sottoscritto e consegnato all’entrata ci ricorda che sarà un anno particolare. 
Le bimbe e i bimbi passeranno il loro tempo nelle cosiddette “bolle”, il che significa che per ridurre le possibilità di eventuali contagi non potranno mai entrare in contatto con chi non fa parte della loro classe, ma per Micòl - e immagino per tutti - l’importante è tornare a socializzare, anche se a compartimenti stagni. 

Come andrà? Quanto durerà? Difficile dirlo, anche se certi pensieri sono inevitabili. Lo scorso anno, il primo di asilo nido, Micòl ha fatto la sua prima settimana completa a febbraio, poco prima che le scuole inaugurassero la stagione del lockdown. Nei mesi precedenti, ogni volta un raffreddore, una febbriciattola, un mal di pancia, un vaccino o una malattia ancora non vaccinabile avevano sempre fatto perdere almeno un giorno di nido a settimana (oltre che di lavoro a mamma e/o papà). 

Forse adesso Micòl e i suoi compagni sono “grandi”, non si scambiano più ciucci e biberon e giocattoli da mordere, ma per i bimbi più piccoli come si potrà evitare il continuo scambio di saliva e germi? E comunque quelli più grandi lo eviteranno facilmente, o basterà uno starnuto per mettere in crisi tutti i protocolli?

Difficile davvero prevedere come andrà. Quel che è probabile è che siamo noi adulti, e non i piccoli, ad avere la responsabilità di far sì che il ritorno a scuola duri il più possibile.

Per proteggerli dobbiamo stare attenti a ogni sintomo che possono manifestare, tenendoli a casa al primo sospetto. Ma soprattutto per proteggere loro dobbiamo proteggere noi stessi, evitando di esporci a rischi inutili al lavoro, in giro, sui mezzi. 

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Se saremo bravi, e fortunati, potremo continuare a sentire i loro “ciao ciao” ogni mattina accompagnandoli al nido. E un giorno, quando saranno grandi abbastanza, racconteremo loro come abbiamo cercato di dare un po’ di normalità a questo complicato momento storico.

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