Ventura in Nazionale, la lettera di ringraziamento a società e tifosi del Toro

L'ex allenatore granata, che si è appena sposato e ha firmato per diventare l'erede di Conte come ct azzurro, scrive il suo commiato al mondo del Toro: "Grazie"

In questi giorni inizia la nuova vita di Giampiero Ventura. A 68 anni, l'ex tecnico del Toro ha lasciato a Sinisa Mihajlovic la panchina granata dopo un quinquennio in cui non sono mancate le soddisfazioni, si è sposato il 1° giugno a Bari con la compagna Luciana Lacriola e ha firmato un contratto biennale da 1,3 milioni con la Nazionale che prenderà in mano dopo gli Europei di Francia.

Ma Ventura non dimentica il Torino e i suoi tifosi, e mentre inizia la sua nuova vita ha voluto salutare chi ha fatto parte del suo recente passato. Sul suo sito ufficiale, Ventura ha scritto infatti una lettera per ringraziare coloro che lo hanno accompagnato nel ciclo granata, a cominciare proprio dai tifosi. Ecco il testo completo della lettera che Giampiero Ventura ha dedicato al mondo granata, sotto l'eloquente titolo "Grazie":

E’ arrivato il momento del commiato.

Vado via dal Torino perché, come nei migliori cicli della vita, mi rendo conto che uno di essi si è concluso.

Ci siamo divertiti, abbiamo soprattutto costruito qualcosa di molto solido, sicuro e duraturo. Adesso è il momento, nell’interesse di tutti e soprattutto per migliorare quanto realizzato, di dare spazio a nuovi stimoli.
Per me è un momento difficile perché il distacco è doloroso e perché nonostante la mia lunga esperienza c’è qualcosa che ancora non so allenare: il momento dei saluti.
Questo è ancora più difficile di molti altri perché arriva dopo cinque anni in cui ci siamo dati tutto, reciprocamente, senza risparmiarci mai.

Cinque anni dove tutti siamo andati al massimo, attraversando sofferenze, regalandoci gioie che hanno benedetto ogni giorno di lavoro. Sono stati soprattutto cinque anni di emozioni forti, sconosciute e inimmaginabili, come il giorno della commemorazione di Superga: lì ho vissuto quello che trascende il calcio per farti sentire parte di una storia che è e resterà sempre più grande di qualsiasi singolo uomo passi e passerà da queste parti.

Sul campo abbiamo raggiunto insieme tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati: il ritorno in serie A, il ritorno nel calcio europeo, la vittoria nel derby. Sono questi risultati che tutti insieme abbiamo raggiunto, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. Abbiamo trasformato in forza la diffidenza iniziale e lo abbiamo fatto con l’unica cosa che sappiamo fare: lavorare, con passione e dignità, forza e rispetto, lavorare con il massimo della dedizione e di ogni capacità e talento di cui siamo dotati.

Personalmente sento di dovere dire grazie: grazie a Don Aldo per quello che mi ha trasmesso, grazie a tutti i calciatori per la disponibilità; grazie al mio primo capitano, Rolando Bianchi; grazie al mio capitano di questa stagione, Kamil Glik; grazie al gruppo storico, che con noi ha cominciato questa straordinaria avventura: dai Vives ai Darmian. E grazie a tutti quelli che quotidianamente rimangono nell’ombra con l’obiettivo di dare a tutti noi che siamo sul campo il solo pensiero di rendere al massimo: medici, fisioterapisti, magazzinieri, dirigenti, segretari.

Un grazie a Gianluca Petrachi, il primo che ha colto la possibilità di scrivere questa storia e che mi ha dato la possibilità di conoscere un uomo come Urbano Cairo, che per me oggi è molto più del presidente; è un uomo col quale ho un legame che va oltre quello professionale e dal quale ho ricevuto più di quanto ho dato.
E grazie a tutte queste persone, e al mio staff, che siamo riusciti a vivere questi cinque anni esaltanti, anni in cui le soddisfazioni per le vittorie hanno superato di gran lunga le amarezze per le sconfitte. Porterò sempre nel mio cuore tutti questi momenti, vittorie e sconfitte, queste ultime inevitabili per costruire i successi di questo lungo periodo e, sono sicuro, altri successi che arriveranno.

L’ultimo ringraziamento voglio rivolgerlo a Torino, al legame che questa città e i suoi abitanti hanno con la loro squadra. E’ difficile da spiegare, devi entrare nelle strade e nel cuore di questa gente per capire fino in fondo cosa voglia dire per loro il Toro. Io credo di averlo capito, ed è per questo che considero la mia più grande vittoria non quella singola ottenuta su un qualsiasi campo di gioco ma quella di avere contribuito a riportare l’orgoglio del vecchio cuore granata a battere nel corpo dei più giovani. Di questi cinque anni non dimenticherò alcuna faccia, non dimenticherò alcun momento, alcun episodio, di certo non dimenticherò la gioia di avere rivisto i bambini che oggi nuovamente vanno alle elementari indossando la maglia del Torino.

Non mi dimenticherò mai di voi e spero dal profondo del cuore che non vi dimentichiate di me.

(Foto da giampieroventura.net)

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Commenti (1)

  • Sarebbe stato meglio Mihajlovic in nazionale e Ventura al Virle

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