Val Pellice

Referendum, il senatore Malan: "La Chiesa Valdese mi espella"

L'esponente del Pdl, tra i realizzatori delle norme ora oggetto del referendum abrogativo, ha chiesto al proprio Concistoro di essere allontanato dopo la presa di posizione sul voto del 12-13 giugno

Aderendo al comitato promotore per il referendum, la Chiesa è diventata ufficialmente un soggetto politico. Se non mi sanzionano vuol dire che i dirigenti hanno creato inutile divisione”. Il senatore Lucio Malan ha chiesto formalmente al concistoro della Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni di applicargli la sospensione o l’espulsione da membro di chiesa, sanzione prevista dall’ordinamento per “comportamento in evidente contrasto con la vocazione del credente”.

Malan, infatti, nel 2009 è stato relatore al Senato della legge che ha introdotto le norme ora oggetto del referendum abrogativo del quale la Chiesa Valdese, attraverso la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, è non solo strenua sostenitrice, ma ufficialmente promotrice. Fin dal 1978, numerose sentenze della Corte Costituzionale hanno stabilito che i promotori dei referendum sono un organo di rilevanza costituzionale, limitatamente al tema trattato dai quesiti: “Un partito politico - spiega Malan - può cambiare idea, il promotore di un referendum si identifica invece nell’abrogazione di quelle norme. La Chiesa di cui faccio parte ha assunto pertanto una posizione totalmente impegnativa e specifica contro norme delle quali io sono il principale responsabile, per averle portate alla conversione in legge. Io stesso ne ho scritte alcune parti attraverso emendamenti ed in Commissione Affari Costituzionali e nell’Assemblea ho dato il parere contrario a decine e decine di emendamenti che andavano nella direzione in seguito assunta dalla mia chiesa. Il Governo, nella persona del ministro Ronchi, si è solo uniformato ai miei pareri, sempre accolti dalla Commissione e dall’Assemblea, che hanno votato secondo le mie indicazioni.”

Una provocazione? “Neanche per idea. Le posizioni assunte in modo così perentorio dalla Chiesa devono essere prese sul serio e si deve ritenere che siano sempre prese nel rispetto dell’articolo 2 della disciplina, il quale indica chiaramente ciò che la Chiesa stessa è e fa: professare “le dottrine contenute nell’Antico e nel Nuovo Testamento e formulate nella sua confessione di fede”. Se schierarsi contro norme che stabiliscono l’obbligatorietà di una gara d’appalto per la gestione dei servizi pubblici sia parte della missione della Chiesa non spetta certo a me deciderlo. Chi rappresenta la Chiesa Valdese ha deciso che lo è. Il Concistoro, cui mi dispiace di aver affidato questo problema, ha perciò il dovere di sanzionarmi. Se non lo facesse, certificherebbe che i vertici della Chiesa hanno compiuto un atto che non rientra nella missione della chiesa, per di più creando divisione fra i credenti. Sarebbe un’accusa gravissima, di cui coloro che hanno fatto certi passi dovrebbero essere chiamati a rispondere. Non prendere provvedimenti contro di me sarebbe come se, dopo esserci dichiarati contro le stragi terroristiche o contro il razzismo, ritenessimo compatibile con la vocazione del credente il comportamento di Bin Laden o del capo del Ku Klux Klan. Sarebbe come dichiarare al mondo la nostra confessione di fede e poi sostenere posizioni opposte. Vorrebbe dire che le più solenni posizioni della Chiesa sono delle pagliacciate che neppure coloro che le hanno assunte prendono sul serio.”


La richiesta, pubblicata integralmente dal sito valdese dissidente www.valdesi.eu, risulta pervenuta al Concistoro di Luserna San Giovanni il 23 maggio. Malan, però, riferisce di non aver ancora avuto alcuna notizia in merito.

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