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Torino, sfondata e saccheggiata la vetrina di Gucci (e altre in centro): video

Proteste nella serata di lunedì 26 ottobre

 

È diventata una scena simbolo della davastazione di Torino a seguito della manifestazione di protesta di lunedì 26 ottobre. Vandali sfondano la vetrina di Gucci e poi si impossessano di vestiti e accessori. Immagini che hanno fatto in poche ore il giro del web. Gucci non è l’unico negozio saccheggiato in centro a Torino: ci sono molti negozi di via Roma e anche le vetrine del Mc Donald's in via Accademia delle Scienze. I vigili del fuoco hanno lavorato fino a tarda notte per spegnere tutti i roghi: sono stati incendiati cassonetti e i cestini dell'immondizia.

Due persone sono state arrestate dalla polizia dopo il saccheggio da Gucci. In tutto sono 11 gli arrestati per gli scontri, cinque denunciati.  

QUI gli altri video della serata di guerriglia

Chiara Appendino, sindaca di Torino, le dichiarazioni alle 10 del 27 ottobre 2020:

Piena solidarietà e riconoscenza alle Forze dell’Ordine che ieri sera hanno fatto fronte alle azioni criminali dei violenti che hanno inquinato la manifestazione pacifica di commercianti, imprenditori e lavoratori. Violenti che erano organizzati per distruggere, non per protestare. La Questura ha già individuato alcuni responsabili e andrà a fondo.

Si è trattato di azioni che non solo non appartengono in alcun modo alle ragioni della protesta ma che, anzi, proprio su quella protesta hanno sciacallato. Sulle spalle di lavoratori, commercianti e imprenditori che ieri sera hanno manifestato civilmente il loro legittimo dissenso.

Ma come Sindaca, è innanzitutto a quanti, con la protesta civile, hanno avanzato proteste e preoccupazioni legate alle restrizioni per il contenimento e il contrasto alla pandemia che voglio rivolgermi. È a loro che va la nostra più assoluta attenzione

È dura. Lo sappiamo. Per alcune persone, tuttavia, lo è di più. Inutile girarci attorno. A loro e a quanti, pur vivendo gli stessi sentimenti, non erano in piazza. Nessun gesto criminale potrà oscurare quello che prova questa comunità.

Con questo post non starò a dirvi che siamo al lavoro, che ascolteremo le categorie che erano in piazza o che, ancora una volta, faremo tutto ciò che è in nostro potere per dare risposte concrete.

Voglio pensare che tutto questo sia scontato per ogni Istituzione, sempre. A maggior ragione quando di fronte a noi c'è la più grande emergenza sanitaria e sociale dal Dopoguerra ad oggi.

Sappiamo cosa significa per un ristoratore dover chiudere, di nuovo, magari proprio quando stava iniziando a tirare su la testa dopo il periodo maledetto della prima ondata.

Sappiamo cosa vuol dire per un teatro o un cinema dover di nuovo annullare la programmazione. E sappiamo quanto cultura e istruzione siano il principale faro per ogni futura generazione che voglia essere migliore di quella precedente.

Sappiamo cosa vuol dire per una palestra, per le associazioni dilettantistiche, per il mondo dello sport in generale subire una nuova battuta di arresto. Con il rischio di essere percepiti come "meno importanti" rispetto ad altre attività quando non è così. Non lo è per chi dello sport fa la chiave di volta della propria salute e del proprio stile di vita. Non lo è per chi nello sport lavora e ci mette passione, sudore e sangue.

Sappiamo cosa vuol dire, per il settore del commercio, dover marginare sul singolo euro sperando almeno di coprire le spese. Se va bene.

In generale, sappiamo cosa significhi per tutte queste categorie la sensazione di essere considerate come “sacrificabili”. Come meno importanti di altre.

Sappiamo come, queste e altre categorie - tante altre, non meno importanti - nei mesi scorsi abbiano fatto tutto il possibile, e anche di più, per mettere in piedi tutto quanto necessario per la prevenzione del contagio nei propri spazi.

Lo sappiamo. Credetemi.

Eppure oggi siamo ancora qui a combattere e dovremo continuare a farlo.

Le categorie che ieri erano in piazza a protestare avevano e hanno tutto il diritto di far sentire la loro voce. Hanno il diritto di urlare la loro rabbia. E noi, Istituzioni, abbiamo il dovere di ascoltarle.

Ma nessuno ha il diritto di abbassare la guardia.

Fa male imporre restrizioni. Non sapete quanto. Fa male perché guardiamo negli occhi i cittadini a cui chiediamo sacrifici. Fa male perché sappiamo che l'onda d'urto di queste decisioni impatta su un'amministrazione come su un’impresa, sui loro servizi e sui loro bilanci per molti mesi a venire, spesso anni.

Ora affrontiamo anche questo momento e potremo farlo con aiuti concreti da parte del Governo. A cui, ancora una volta, la Città di Torino dà la sua massima disponibilità. Con l’impegno di aggiornarvi ed essere presente in ogni momento.

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