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Metalmeccanici in piazza contro lo spauracchio dei licenziamenti autunnali: annunciato il 34% di esuberi

In piazza lavoratori legati da un nastro

 

Legati da un nastro lungo che unisce idealmente tutti i lavoratori del settore metalmeccanico, ma non solo. Lo spauracchio è l'autunno quando le aziende, dopo aver fatto i conti con i danni economici subiti dalla pandemia, potranno tornare a licenziare. Quello sarà il momento in cui si comprenderà la portata del dramma sociale che questa emergenza porterà con sé. 

Questa matina, mercoledì 8 luglio, i lavoratori del settore metalmeccanico sono nuovamente scesi in piazza per protestare davanti alla sede della Regione Piemonte e per tenere alto il livello di allerta: "Federmeccanica a livello nazionale ha annunciato il 34% degli esuberi. Sarà un autunno difficile e siamo qui per cercare con le istituzioni un dialogo", spiega Davide Provenzano della CISL Torino. 

"In questa provincia se si ferma l'automotive si ferma il Piemonte", spiega Luigi Paone della UILM Torino che poi aggiunge, "I lavoratori coinvolti sono più di 150.000 e c'è preoccupazione perché da parte del Governo ci sono solo slogan. Serve un piano di rilancio serio del Paese. Devono smettere di pensare che sono in campagna elettorale perché altrimenti non ci salviamo". 

Cosa chiedono i metalmeccanici lo spiega Edi Lazzi della FIOM: "Noi pensiamo che si debba parlare con FCA e PSA e dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo chiedere che qui a Torino vengano assemblate auto del settore B. Poi chiediamo che si infrastrutturi la città con paline di ricarica e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia pulita. Infine dobbiamo inserirci nel consorzio europeo delle fabbriche di batterie. Torino ha spazi, competenze e cultura industriale. Così la città paradossalmete potrà uscire rafforzata dalla crisi". 

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