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Torino, universitari in piazza: "Più residenze pubbliche e blocco di tasse, affitti e utenze"

Il 18 dicembre una nuova manifestazione

 

"Siamo gli studenti e le studentesse dell’Università di Torino, che, dopo mesi di silenzi e rifiuti da parte dell’amministrazione universitaria, si stanno mobilitando di fronte a un sistema universitario sempre più escludente". Inizia così la lunga lettera che gli universitari torinesi di diversi coordinamenti hanno letto questa mattina, giovedì 3 dicembre, davanti al palazzo della Regione Piemonte in Piazza Castello. 

Una lettera nella quale denunciano le mille difficoltà che vivono da mesi e che utilizzano per rivendicare la necessità che vengano loro riconosciute alcune misure di sostegno. "Chiediamo al Rettore Geuna e Unito l’abolizione delle more sui ritardi di pagamento delle rate; il rimborso della seconda rata; l’abolizione della terza e quarta rata; l’istituzione di un semestre bonus per non dover pagare penalità economiche sui ritardi nello studio causati dal clima emergenziale in cui da mesi siamo; una pubblica presa di posizione per denunciare il sottofinanziamento pubblico all’università chiedendo maggiori risorse per l’adempimento delle nostre richieste", scrivono.

Le loro richieste però non sono solo per l'Università, ma anche per la Regione Piemonte che ha in capo il diritto allo studio universitario: "Chiediamo al presidente Cirio e Edisu il blocco di affitti e utenze domestiche; un aumento della residenzialità pubblica e un calmieramento degli affitti; l’abolizione dei criteri di merito per accedere alle borse di studio; l’aumento degli importi delle borse di studio". Punti sui quali può intervenire la Giunta regionale. Tutti tranne uno, il blocco di affitti e utenze domestiche. 

"Abbiamo raccolto testimonianze di studenti fuori sede che si sono trovati impossibilitati a pagare affitti, bollette e tasse universitarie perché senza più un lavoro. Il problema dei fuori sede è enorme", spiega una studentessa. "Siamo arrivati a questo punto dopo mesi di esasperazione. Ci troviamo davanti a una didattica inesistente e a una diminuzione dei servizi. Nonostante ciò il costo per noi è rimasto invariato", continua un ragazzo. 

Infine c'è la testimonianza di due studentesse dell'Accademia di Belle Arti che lamentano anche la chiusura dei laboratori: "Fino a pochi giorni fa i laboratori erano chiusi. Non sono stati fatti investimenti pubblici, manca personale e la gestione del laboratorio è affidata al singolo docente che deve scegliere tra riaprire non in sicurezza o tenere i propri studenti a casa. Per noi questa parte in laboratorio è fondamentale, non tutti possono allestirsi un laboratorio in casa. È per molti è fondamentale". 

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