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Distanziati e con mascherina, al via i test di sbarramento per l'Università: 700 candidati per 120 posti

Il tanto temuto calo delle iscrizioni non c'è stato

 

L'Università degli Studi di Torino è ripartita, anche grazie al sostegno del polo fieristico del Lingotto che ha trasformato i propri padiglioni in aule universitarie. È così che 700 aspiranti medici veterinari questa mattina, martedì 1 settembre, hanno potuto prendere parte al test a sbarramento che assegnerà i 120 posti utili per il corso di laurea in Medicina Veterinaria. 

Numeri, quelli delle iscrizioni ai test di ingresso per le facoltà ad accesso programmato, che permettono all'ateneo torinese di tirare un sospiro di sollievo dopo i difficilissimi mesi della pandemia. Il tanto temuto calo delle iscrizioni sembrerebbe non esserci stato. "I numeri delle iscrizioni sono in linea con gli anni scorsi, quindi siamo felici che il paventato calo degli studenti non ci sarà", commenta il Rettore, Stefano Geuna. Sono infatti in totale 13.000 circa i candidati per le diverse specializzazioni. 

"Quest'anno accademico è un anno importante, eccezionale visto quello che abbiamo passato. C'è emozione nell'accogliere nuovamente i nostri futuro studenti e studentesse. Quest'anno inizia con grande entusiasmo. Per adesso sta andando tutto bene e siamo felici di essere nuovamente in prima fila", continua Geuna che poi non si dice preoccupato del fatto che possa verificarsi una nuova tendenza da parte degli studenti del meridione che, a fronte della didattica a distanza, potrebbero decidere di non trasferirsi a Torino, ma di frequentare da casa propria. 

"Uno studente su quattro negli anni scorsi proveniva da fuori Piemonte e possiamo dire che non abbiamo avuto abbandoni. Questo ci fa pensare che gli studenti di altre regioni che erano iscritti negli anni passati, continueranno a svolgere la loro attività senza trasferirsi in altri atenei", spiega Geuna che poi aggiunge, "Dal punto di vista didattico il fatto che questi studenti possano decidere di rimanere nelle loro città senza trasferirsi a Torino non incide sull'Università. Anzi per noi potrebbe essere un'opportunità per noi. C'è però un problema legato alla Città perché meno presenza di studenti porta a una riduzione degli affitti e della capacità di spesa. Io credo però che a regime tanti studenti continueranno a fare la scelta di andare a studiare in un'altra città che è anche una scelta di vita e non solo didattica".  

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