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La protesta silenziosa di chi si occupa dei bambini piemontesi: "Non possiamo riaprire e ci tolgono la cassa"

Sono 700 in Piemonte le strutture a rischio

 

Sono scese in piazza per inscenare una protesta silenziosa, come il silenzio che, dicono, sia calato in questi mesi di quarantena sui bambini compresi tra zero e sei anni, ma anche sulle strutture private e paritarie del territorio piemontese. Sono i gestori delle strutture educative della Regione Piemonte e gli educatori che oggi, giovedì 21 maggio, si sono radunati in Piazza Castello per manifestare il proprio disagio. 

Un settore che in Italia impiega 150.000 lavoratori che si occupano di 300.000 bambini circa compresi nella fascia d'età che va da zero a sei anni. In Piemonte le strutture che operano nel settore sono 700 e si occupano di 15.000 bambini: "Il nuovo DPCM ci ha vietato qualsiasi tipo di riapertura e allo stesso tempo il decreto rilancio ha previsto che la cassa integrazione per tutti i nostri dipendenti scadrà a fine maggio. Noi ci troviamo a dover affrontare per altri tre mesi la chiusura senza alcun aiuto economico e alcun sostegno. Inoltre chiediamo protocolli di riapertura certi e precisi. Li esigiamo perché non possiamo continuare a vivere in questo vuoto senza poter dare alcuna risposta a noi, alle famiglie e ai bambini", racconta Sabrina Bonini, coordinatrice regionale comitato Educhiamo. 

A spalleggiare le lavoratrici anche il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che è sceso in piazza con loro: "Questo per noi è un tema rilevante e infatti subito abbiamo stanziato 15 milioni di euro per sostenere la fascia di popolazione 0-6. Siamo consapevoli che se da una parte è importante che le persone tornino a lavorare, non possiamo dimenticarci che quando siamo al lavoro non possiamo guardare i nostri figli. Non tutti possono pagare la babysitter o hanno i nonni che li aiutano".

"Quando i nostri figli sono nelle mani di queste lavoratrici sono nelle mani di professionisti seri che li aiutano a superare questo momento. Vivono il dramma del coronavirus per quel che sentono in televisione e hanno difficoltà ad avere spiegazioni e socializzazione. Prima li facciamo tornare da professionisti come questi che gli spiegano il momento, prima faremo il bene dei nostri bambini", ha aggiunto Cirio. 

La Regione Piemonte si farà portavoce di queste lavoratrici, ha assicurato Cirio: "Chiederemo al Governo che per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, oltre che pagarla veramente e non solo sulla carta, si riesca anche ad avere un prolungamento che copra anche i mesi estivi. Poi chiederemo un quadro più chiaro per quanto riguarda il sistema della didattica italiana che oggi non lo è nei tempi e nei modi, immaginare che quella a distanza possa sostituire il sistema italiano credo sia un'utopia. Servono risorse certe, le stiamo mettendo sulla sanità, ma le mettano anche sui bambini". 

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