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"Tutte le famiglie sono benvenute a Torino": striscione in risposta al congresso di Verona

 

Il Comune di Torino contro il Congresso delle Famiglie in corso a Verona. La sindaca Chiara Appendino e l'assessore comunale alle Famiglie Marco Giusta hanno voluto prendere posizione nel dibattito pubblico che sta alimentando la discussione in questi giorni e lo hanno fatto in modo inequivocabile. 

Questa mattina dal balcone del Comune che affaccia su piazza Palazzo di Città i due hanno srotolato un lungo striscione. Torino ama e accoglie qualsiasi tipo di famiglia è il senso del messaggio che è impresso sullo striscione. Poi sotto la scritta vengono rappresentati diversi tipi di famiglie: quelle composte daun solo genitore, quelle multietniche, quelle formate da persone dello stesso sesso e c'è anche spazio per ricordare il tema della disabilità. 

“Da tempo – dichiara la sindaca Chiara Appendino - il Comune di Torino ha deciso di mutare la visione di un unico modello di famiglia pensando a quella pluralista, che riconosce come famiglie le realtà sociali che formano la nostra società.  Per questo motivo abbiamo deciso oggi, in contemporanea con la conferenza di Verona, di esporre e confermare ancora una volta la visione della Città di Torino. Qui tutte le famiglie sono benvenute. Nessuna esclusa”.

“Ogni persona porta con sé la propria idea di famiglia, il proprio modello, e compito di una istituzione non potrà mai essere quello di escluderne alcuni, peggio ancora ritenerne uno o altro superiori moralmente. Perché – sottolinea l’assessore ai Diritti e alle Politiche per le famiglie, Marco Giusta - dietro a questa posizione in realtà se ne nascondono altre: la giustificazione alle violenze maschili e di genere, che avvengono soprattutto negli spazi relazionali, la discriminazione verso chi non si adegua ad un modello imposto, l'attacco alle soggettività LGBTI che rifiutano i ruoli sociali culturalmente imposti e non si riconoscono nelle identità prescritte, un razzismo istituzionale, che sdogana quello sociale, che da un lato nega diritti e innalza confini e dall'altro sfrutta il lavoro migrante”.

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