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Il soccorritore del 118 a chi nega il coronavirus: "Se non ci ha ammazzato il virus, lo farà l'ignoranza"

Il ragazzo ha postato un lungo messaggio rivolto ai negazionisti

 

Nei giorni in cui il numero dei contagi è in aumento, le parole di un soccorritore volontario torinese del 118 stanno facendo discutere sui social e non solo. Si chiama Ivan Chiarappa, ha 30anni e negli ultimi mesi, quelli dell'epidemia, ha dedicato molto del suo tempo libero a soccorrere sospetti casi di covid-19. È volontario 118 presso la Croce Verde di Rivoli.

Una fatica enorme che rischia di essere stata vana perché se a maggio, giugno e luglio il contagio era stato limitato e ridotto ai minimi termini, in questi ultimi giorni i dati tornano a essere preoccupanti. Così Ivan ha consegnato ai social il suo sfogo amaro: "Se non ci ha ammazzato il Covid, ci ammazzerà l’ignoranza. Il Covid c'è e ci sarà ancora per molto, non bisogna negarlo facendo disinformazione", scrive Ivan che poi racconta della fatica spesa per portare a termine un servizio.

"Ho voluto mandare un messaggio forte perché certe persone sottovalutano il covid. Penso che le persone non si debbano dimenticare il rumore delle sirene che viaggiavano durante la notte. Su quelle ambulanze c'eravamo noi e speriamo che quel lavoro non venga buttato via", spiega Ivan che non può negare l'esistenza del virus, come qualcuno vorrebbe fare, perché lui quel virus lo ha visto in faccia. "Siamo noi i primi ad arrivare dalle persone che chiedono aiuto. Noi siamo i primi a guardare in faccia quel male e siamo i primi a dire ai parenti di salutare il paziente".

Ivan per tre mesi non ha potuto abbracciare il padre e la madre, entrambi malati di cancro: "Mi ha fatto molto male e io prego le persone di non sottovalutare questo virus perché anche noi abbiamo delle famiglie, vorremmo fare la vita che facevamo prima, ma questo sarà possibile solo con il tempo se ci impegneremo a rispettare le regole", racconta Ivan. 

"Di questi tre mesi mi rimane il dolore, gli occhi delle persone e immedesimarmi in loro. Tutto questo mi ha fatto riflettere. In questo periodo sono stati menzionati medici, infermieri, oss. Persone che fanno parte della catena del soccoro, ma anche noi facciamo parte di questa catena anche se in pochi ci menzionano", conclude Ivan. 

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