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Coronavirus, la denuncia dei sindacati: "Dalla Regione scelte sbagliate e inadeguate"

Chieste azioni per tutelare gli operatori socio-sanitari

 

Scelte sbagliate e inadeguate, ma anche mancanza di umiltà. I sindacati si scagliano contro la Regione Piemonte che, a loro avviso, non sarebbe stata in grado di mettere in campo soluzioni utili a contenere l'emergenza coronavirus sul territorio regionale. 

Dalla loro parte c'è l'andamento dell'epidemia che in Piemonte fatica a essere controllata e ci sono i numeri: a oggi sono 18mila i contagiati e circa 2mila i morti. Di questi ultimi, 450 decessi sono stati registrati nelle case di cura per anziani tra gli anziani non autosufficienti e oltre 400 sarebbero gli operatori sanitari e socio-sanitari contagiati. 

"Che gli anziani fossero i soggetti più esposti e fragili al coronavirus lo si sapeva da tempo, fin dall'inizio dell'emergenza", racconta Danila Botta, segretario regionale CGIL, "Eppure a questi soggetti è stata negata l'adeguata tutela da parte della Giunta regionale. L'unica sfortuna della quale parla l'assessore regionale alla Sanità, Icardi, è quella capitata ai troppi morti nelle RSA, ai troppi lavoratori e lavoratrici contagiati dal virus a causa delle scelte sbagliate e inadeguate di chi aveva il compito istituzionale di tutelarli".

Non solo perché i sindacati denunciano anche la poca disponibilità della Regione a confrontarsi con le parti sociali per studiare un piano comune: "Sono cinque giorni che abbiamo inviato una bozza di documento alla Regione Piemonte per la costituzione di una commissione su Salute e Sicurezza per gli operatori del comparto socio-sanitario. A oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. C'è necessità di una regia complessiva e di un po' più di umiltà. Ascoltare chi opera nel settore e chi rappresenta questi lavoratori può essere fondamentale per raccogliere elementi che ci permettano di governare al meglio questa situazione", dichiara Luca Caretti, segretario regionale CISL. 

Infine la proposta: "Serve una rete territoriale dei servizi che sia strutturata. Ecco cosa abbiamo sostenuto sin dall'inizio. In modo che peratori sanitari e medici di famiglia attrezzati e messi in condizione di essere protetti possano curare a casa le persone evitando così l'espansione dell'epidemia e l'affollamento degli ospedali divenuti invece il collo di bottiglia del sistema. In alcuni casi addirittura un focolaio per lavoratori e pazienti", dichiara Francesco Lo Grasso, segretario regionale UIL 

La preoccupazione è che la situazione, se non ci sarà un cambio di passo, sostengono i sindacati, possa peggiorare e a quel punto sarebbe un dramma sotto tutti i punti di vista. Infine la denuncia: "Per ora nulla emerge sulla situazione delle strutture residenziali di disabili e malati psichiatrici".

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