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Torino, barista incatenato da 4 giorni al suo déhors. Salvatore: "Lotto per salvare la mia attività"

Ha un debito di 2.300 euro

Alle 17.20 di venerdì 26 marzo Salvatore Chiarello si è ammanettato alla ringhiera del dehor del suo bar di via San Secondo 19 a Torino, il bar Retrò. Da quel momento si è staccato solamente la notte, per spostarsi all'interno del locale dove si ferma a dormire. Poi la mattina si ammanetta nuovamente. Il motivo? Non vuole arrendersi perché rischia di perdere ogni cosa. 

Salvatore nel dicembre del 2019 realizza il suo grande sogno, aprire un bar in centro a Torino dopo oltre 30anni di attività in Barriera di Milano. I primi mesi tutto va alla grande, ma poi il 22 febbraio del 2020 scoppia la pandemia. Lui, come tutti gli altri suoi colleghi, viene catapultato all'interno di un incubo fatto di sanificazioni, distanziamenti, chiusure, riaperture, nuove chiusure e aperture solo per l'asporto. 

Regge mettendo in campo anche i propri risparmi, ma un paio di mesi fa si rende conto che le risorse che aveva a disposizione sono finite. Così non riesce più a pagare l'affitto e al secondo mese di insolvenza il padrone delle mura del suo bar gli invia lo sfratto. Il suo debito ammonta a 2.300 euro. Una lettera che Salvatore stampa a caratteri cubitali e appende in bella mostra sulla vetrina esterna del locale. 

“Tutti devono sapere che c'è una legge che tutela i proprietari dei muri ed è giusto che lui faccia rispettare i suoi diritti. Io però non sono tutelato da alcuna legge; io non posso richiedere i miei mancati guadagni. Mi hanno chiesto di mettere un registratore di cassa attraverso il quale comunicavo all'Agenzia delle Entrate i miei incassi. Per i mesi che sono stato chiuso, e che quindi lo scontrino fiscale all'Agenzia delle Entrate non è arrivato, chi mi aiuta?”. 

La storia di Salvatore è la storia di un imprenditore al quale i ristori non bastano più e la sua storia è comune a quelle di tante altre attività commerciali. “Non so fino a quando rimarrò ammanettato qui”, racconta Salvatore, “Io ho perso il 70% di fatturato nel 2020. Questo era il mio sogno, che ho costruito tassellino dopo tassellino. Il locale prima della pandemia andava benissimo. La cosa che mi fa più rabbia è che mi abbiano obbligato a chiudere la mia attività senza darmi alcun aiuto per superare i mesi di chiusura. Utenze al 100%, incassi ridotti al 30%. Come si fa a sostenere le spese?”. 

Salvatore ieri, lunedì 29 marzo, ha ricevuto la visita di Alberto Cirio, il presidente della Regione Piemonte: “Lo voglio ringraziare per la solidarietà che ha portato. È stato l'unico politico che si è fatto vedere. La mia è una protesta apolitica, ma mi ha fatto piacere che sia venuto”. 

Salvatore non ha alcuna intenzione di arrendersi: “Andrò avanti fino a quando non avrò un aiuto dallo Stato perché la mia attività non si fermerà”. 

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