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Torino, la pioggia non ferma la voglia di pranzare al ristorante: "Siamo qui per festeggiare la riapertura"

Rimane chiuso chi non ha il dehors

 

Ore 13.00 di lunedì 26 aprile, anche a Torino è scattata l'ora del pranzo all'aperto. In piazzetta IV Marzo c'è addirittura chi solleva un calice di Nebbiolo al cielo e brinda alla riapertura dei ristoranti. Evidentemente la voglia di convivialità era tanta e come dare torto a chi in questi mesi è stato costretto a rivoluzionare le proprie abitudini mangiando al volo un panino o un trancio di pizza seduto su una panchina. 

Chi sicuramente ha aspettato con ansia questo momento sono i ristoratori torinesi che si sono preparati per questa ennesima ripartenza a metà. Sì, a metà perché i clienti potranno essere serviti solamente all'aperto ed è per questo che è scattata la corsa all'allestimento del dehors, all'autorizzazione per espandersi di qualche metro e anche alla solidarietà tra ristoratori che hanno deciso di condividere il proprio spazio all'aperto. 

Tutto pronto dunque per questa nuova avventura che prende il via con qualche nuvola sulla testa, ma fortunatamente - almeno per il pranzo - ha solamente piovigginato: "Il maltempo doveva essere peggiore, fortunatamente stiamo sopravvivendo con delle nuvole. L'importante è niente pioggia", spiega il gestore della Piola da Cianci. 

"Ci stiamo mettendo tutta la buona volontà, abbiamo passato un periodo tragico. Vogliamo essere positivi perché amiamo il nostro lavoro", dice strozzando il pianto in gola la titolare della Trattoria Spirito Santo che gestisce in piazzetta IV Marzo il suo ristorante da 47 anni. "Ho le generazioni che vengono a mangiare da noi. Abbiamo già prenotazioni per maggio. I nostri clienti non ci hanno abbandonato. È solo che hai la tristezza che non abbiamo vissuto un anno". 

Sospesa nell'aria rimane la questione di chi non ha potuto riaprire perché non ha la possibilità di montare un dehors, una questione che fa rabbia anche a chi è più fortunato: "Ci hanno fatto diventare meschini perché siamo tutti ristoratori, sia chi può mettere il dehors sia chi non può metterlo. Si deve lavorare perché sappiamo lavorare, non perché abbiamo uno spazio all'aperto oppure no", commenta la titolare di Date N'Andi. 

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