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In Comune è corsa contro il tempo: 60 giorni per un piano periferie, altrimenti saltano i fondi PNRR

In ballo ci sono 113 milioni di euro

Il tempo che la Giunta comunale di Torino ha a disposizione per presentare il progetto che sbloccherà 113 milioni di euro dei fondi del PNRR 'è quasi al limite dell'impossibile'. Ad ammetterlo è stato lo stesso sindaco Stefano Lo Russo al termine della riunione di Giunta di questa mattina, martedì 18 dicembre. 

Entro meno di 60 giorni infatti dovrà essere pronto il piano di rigenerazione urbana che la città dovrà presentare al ministero dell'Interno. Un piano che dovrà tenere conto delle fragilità del territorio torinese perché i soldi sono stati assegnati tenendo conto dell'indice di vulnerabilità sociale di Torino. 

In sostanza i fondi dovranno servire per sanare quelle fratture, materiali e immateriali, che ci sono tra le due Torino: quella che vive ai margini, che non riesce ad arrivare a fine mese e che subisce la dispersione scolastica. "La città di Torino utilizzerà queste risorse per rigenerare le periferie e per realizzare quegli interventi che sono richiesti da una situazione sociale estremamente delicata".

Risorse che verranno spese per la realizzazione di centri di aggregazione giovanili, per centri sportivi e per le biblioteche, tra le altre cose: "I giovani saranno il cuore della progettualità che metteremo in campo. Entro il 26 gennaio dovremo presentare una pre proposta e poi il 16 di marzo dovremo inviare i progetti al ministero", ha spiegato Lo Russo. 

Si tratta di soldi che rappresentano un pezzo di una possibile risposta a una delle emergenze che sta vivendo la città, quello delle baby gang: "Sicuramente abbiamo un tema delicato che riguarda l'emergenza giovani, soprattutto per quei ragazzi che sono al di fuori dei circuiti scolastici, che non vengono più intercettati e che non lavorano. La pandemia non ha certamente aiutato, noi dobbiamo occuparci di questi giovani che come diceva Don Bosco, sono pericolanti e non pericolosi". 

Non solo dunque interventi strutturali, ma anche progetti di aiuto. Come si traduce tutto questo nella pratica? "Attiveremo attività legate all'educativa di strada, al mondo della formazione. Anche però di supporto psicologico pubblico e gratuito per chi ne avesse bisgno".

Infine la grande questione dei senza fissa dimora, anche su questo fronte le risorse in gioco potranno essere d'aiuto: "È evidente che dobbiamo interrogarci se la risposta che sta dando la Città all'emergenza abitativa è ancora efficace. È evidente che alcuni modelli che si sono consolidati non rispondo più alle attuali situazioni. Siamo convinti che un modello che prova a integrare i senza fissa dimora dentro un quadro che non è quello del dormitorio pubblico può essere una strada che vale la pena percorrere". Tradotto, spazio a micro housing con percorsi di accompagnamento. 

Fondi anche per la Città metropolitana

Altri 120 milioni di euro il ministero li ha messi a disposizione per la Città metropolitana di Torino. A beneficiarne saranno 152 Comuni che sono stati messi in graduatoria in base all'indice di vulnerabilità sociale. Altri 159 sono rimasti fuori, ma potranno rientrare dalla porta principale se si consorzieranno con chi è stato ammesso in graduatoria. 

Anche in questo caso è molto probabile che verrà presentato un solo progetto al ministero, al massimo due. Questo perché ogni progetto per essere ammesso deve prevedere uno stanziamento minimo di 50 milioni di euro. Potrebbero dunque essere presentate due solo proposte messe a punto dai Comuni consorziati e divisi per aree tematiche o geografiche. 

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