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Una chiavetta internet per 100 studenti, così la didattica online è un incubo: la protesta degli universitari

Il presidio

 

"La Regione non fa nulla per noi. Non si interessa alla nostra condizione e non ci aiuta in alcun modo. Ci stanno cacciando via da questa città", a dirlo è uno dei 33.000 studenti fuori sede di Torino. Ragazzi e ragazze che hanno vissuto la quarantena chiusi dentro la residenza universitaria a loro assegnata senza alcun servizio. 

Oggi, martedì 30 giugno, hanno manifestato tutto il loro disagio. Valigia al seguito e biglietto del treno di sola andata, hanno ribadito che se non vi saranno cambiamenti sostanziali ai criteri per l'assegnazione delle borse di studio e dei posti in residenza, saranno costretti a tornare a casa propria. 

Un problema loro, ma anche per quella parte di economia cittadina sulla quale si fonda il concetto di città universitaria. "Noi siamo stati costretti a stare in camera per manigare, studiare e dormire. Una condizione che ci porta ad avere risultati peggiori durante gli esami, non solo per la capacità di studiare che viene a mancare, ma anche perché ci sono dei servizi per la didattica online che vanno garantiti come la connessione internet", racconta Sebastiana Cocan, uno studente. 

Alcune residenze infatti non sono dotate di connessione wi-fi e gli studenti hanno chiesto delle chiavette per potersi connettere. La risposta però non sembra essere adeguata: "In residenze grandi da 400 posti come Gurgliasco hanno dato 15 chiavette, sinceramente non bastano", spiega Sebastian. 

Un cane che si morde la coda perché Se i ragazzi non possono studiare o seguire le lezioni di didattica online il loro rendimento rischia di non essere all'altezza delle richieste di EDISU Piemonte per la concessione delle borse di studio o del posto in residenza. Gli studenti chiedono un abbassamento del numero di crediti da sostenere di 12 unità per i primi anni e di 18 per quelli successivi. 

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