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Droga, prostituzione e aggressioni in strada a colpi di machete: in carcere più di 60 persone

Operazione a Torino e in tutta Italia contro la mafia nigeriana. Eseguite oggi le ordinanze di custodia cautelare in carcere

 

Sono oltre 200 gli agenti di polizia che dalle prime ore dell'alba di questa mattina, mercoledì 28 ottobre, sono coinvolti in una maxi operazione di contrasto alla mafia nigeriana. L'operazione, svolta sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, è stata condotta dalle Squadre Mobili di Torino e di Ferrara. 

Nel mirino delle forze dell'ordine cittadini di origine nigeriana appartenenti al sodalizio criminale di stampo mafioso denominato “Viking” o “Norsemen Kclub International”. Le bande criminali erano suddivise in cellule locali dislocate in numerose città italiane.

Le indagini, coordinate dalle Direzioni Distrettuali Antimafia della Procura della Repubblica di Torino e della Procura della Repubblica di Bologna, hanno condotto all’emissione di decine di provvedimenti restrittivi di natura cautelare, in corso di esecuzione. Tra i destinatari delle ordinanze spiccano numerose persone posti al vertice del livello nazionale dell’organigramma dell’organizzazione mafiosa che sarebbero state in contatto con altre organizzazioni criminali e direttamente responsabili delle nuove affiliazioni, della gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze cittadine e dell’attività di sfruttamento della prostituzione.

I provvedimenti restrittivi sono stati disposti dopo lunghe e complesse indagini svolte dalle Squadre Mobili di Torino e di Ferrara ed hanno riguardato complessivamente 69 persone (43 provvedimenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino e 31 della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, con 5 persone colpite da entrambi i provvedimenti cautelari) delle quali 52 sono state rintracciate sul territorio nazionale.

Agli affiliati colpiti dalle misure cautelari vengono contestati, oltre al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), i delitti di tentato omicidio e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapina, estorsione e lesioni gravissime.

Droga e prostituzione a Torino

Sulla piazza torinese, il cult “Valhalla Marine” controllava e gestiva il commercio su strada di sostanze stupefacenti in alcune aree individuate – in particolare nella zona del Lungo Dora Savona, tra via Bologna ed il ponte Mosca – nonché, sempre nella stessa zona, lo sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane.

Una delle peculiarità dell’articolazione torinese dell’associazione era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo ed assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”. Costrette a pagare somme di denaro in cambio di una inesistente protezione, le “Belle” venivano sfruttate sessualmente, trasformandosi di fatto in vittime del gruppo. Tra loro si evidenziava la figura di OSAYANDE Aisha detta “One Queen”, unica delle donne ad assumere sostanzialmente la veste di associata (ed infatti raggiunta dall’imputazione dell’art. 416 bis c.p.), con l’incarico di controllare le sue connazionali sfruttate. A riprova della grave condizione cui erano sottoposte, la totalità di costoro si vedeva financo costretta a trasferirsi all’estero, per sottrarsi a tale stato.

Momento associativo fondamentale erano le riunioni periodiche che si svolgevano a cadenza settimanale all’interno di locali abitualmente frequentati dai sodali, in occasione delle quali venivano definite le linee da seguire nello svolgimento della vita associativa ed effettuati i pagamenti di quote destinate alla cassa comune o ad affrontare le spese legali degli affiliati arrestati. 

Durante la lunga indagine, gli investigatori torinesi hanno potuto documentare diverse fasi della strategia dell’associazione criminale, sotto la direzione di tre differenti “Executional”, ovvero OKAFOR Chuks, ASLEM Alex e OJIE Cristian. In particolare, il periodo di OKAFOR è risultato caratterizzato da un frequente impiego della violenza e da una significativa conflittualità con altre consorterie criminali nigeriane, a loro volta presenti sul territorio torinese, culminando in efferati tentativi di omicidio in danno di connazionali. Proprio dalle dichiarazioni di una vittima di una feroce aggressione, avvenuta nell’estate del 2018, aveva infatti avvio l’investigazione della Squadra Mobile di Torino, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica (P.M. dr. Enrico ARNALDI DI BALME). Secondo quanto emerso, l’ “Executional”, nella sua veste di titolare del potere punitivo nei confronti degli affiliati, deteneva una peculiare arma da taglio (una sorta di machete) denominata “Manga” o “Maga”, che infatti era risultato essere lo strumento utilizzato per cagionare le gravi lesioni occorse in quell’occasione.

 Operazione contro la mafia nigeriana a Torino e Bologna, 29 arresti 
 

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