Damilano ineleggibile, lui si difende: "Sono tranquillo, ma se dovesse esserci qualcosa lo affronteremo"

La questione è legata alla presidenza della Film Commission

Paolo Damilano si sente "assolutamente e totalmente" tranquillo. La faccenda presidenza della Film Commission di Torino, per la quale potrebbe risultare ineleggibile, è stata messa in mano ai suoi avvocati che hanno svolto nella legalità l'iter per uscire dalla Fondazione, assicura il candidato sindaco del centrodestra, ma, aggiunge, "se dovesse esserci qualcosa lo affronteremo". 

Nel giorno in cui la questione Film Commission giunge in consiglio regionale per mezzo di un'interrogazione del consigliere Marco Grimaldi di Liberi Uguali Verdi, per la prima volta Paolo Damilano risponde sul tema: "Io sto parlando al futuro della nostra città, ci sono i miei legali che hanno seguito la cosa e che hanno visto che tutto si è svolto nella più totale legalità. Mi dispiace che questa elezione, che è una delle più importanti per la città, non si possa sviluppare sui temi e sulle proposte", commenta Damilano che poi aggiunge, "Se poi dovesse esserci qualcosa lo affronteremo, ma ripeto che noi abbiamo valutato e analizzato che tutto venisse svolto nella più normale delle regolarità e legalità. Non mi sembra però il miglior modo di affrontare una campagna elettorale così importante per i nostri cittadini". 

Damilano però è tranquillo e sicuro di essere dalla parte del giusto, anche se alla domanda se sono state presentate le dimissioni da presidente della Film Commission non risponde in modo diretto: "Io ho seguito l'iter legale per uscire dalla Fondazione della Film Commission". 

Sì, perché il punto secondo chi gli contesta di non essersi dimesso dalla presidenza della Film Commission, cosa che lo renderebbe ineleggibile, è tutto in questo dettaglio: “Chi è il Presidente di Film Commission? Sul sito c’è scritto Damilano e benché Film Commission abbia chiarito che per l’ente stesso Damilano non svolge più le sue funzioni dal 16 agosto in quanto il suo mandato, come da Statuto, è cessato con l’approvazione del bilancio avvenuta a fine giugno e da allora sono decorsi i 45 giorni di prorogatio, non sembra essere pervenuta nessuna dimissione alla Regione. Esistono diversi casi e soprattutto una sentenza della Corte di Cassazione che parlano molto chiaro", spiega Marco Grimaldi, "la decadenza dalla carica alla fine del termine di prorogatio non opera automaticamente ma dev'essere comunque accertata con atto dell'ente'". 

È per questo che oggi è stato chiesto conto in consiglio regionale delle dimissioni di Paolo Damilano da presidente della Film Commission: "in che data sono state presentate?", ha chiesto Grimaldi. Un querelle che sembra non avere fine. Cosa succederebbe se Grimaldi avesse ragione? Nel caso in cui Damilano diventasse sindaco si aprirebbe la strada per la disputa legale che potrebbe portare a un commissariamento del Comune fino a nuove elezioni. La questione in prima battuta in prima battuta è stata posta dai Radicali dell'Associazione Adelaide Aglietta. 

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