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Maxi-operazione anti-'ndrangheta: eseguite 70 misure cautelari contro due 'locali'

Anche il sequestro di numerosi beni

 

Operazione anti-'ndrangheta nella mattinata di oggi, martedì 5 novembre 2019, in città e nel Canavese, che ha concluso un'indagine durata tre anni.

I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito una settantina di misure cautelari, tra cui 60 arresti (tre ai domiciliari), spiccate dal giudice torinese Luca Fidelio nei confronti di altrettante persone accusate di appartenere, a vario titolo, alle 'locali' di Volpiano e San Giusto Canavese. La maggior parte degli arrestati (45) risiede in provincia di Torino, di cui 17 nel capoluogo e 11 a Volpiano.

I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso al traffico internazionale di droga, anche in questo caso aggravato dalle finalità mafiose, fino al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori.

Sottoposti a sequestro beni mobili ed immobili, nonché conti correnti e quote societarie per un valore in corso di quantificazione.

Nel corso dell'inchiesta sono stati sequestrati 80 chili di droghe varie, uno stamattina. Sempre in mattinata  i carabinieri (che hanno messo in campo circa 400 uomini per la buona riuscita dell'operazione, che si sta svolgendo anche nelle province di Reggio Calabria, Milano e Catania) hanno inoltre sequestrato 46mila euro e 14 orologi di pregio.

L'inchiesta è stata coordinata dal capo della direzione distrettuale antimafia, Anna Maria Loreto, e dai suoi sostituti Monica Abbatecola e Paolo Toso, insieme ad Antonio Smeriglio, morto un anno fa.

Tra i momenti chiave c'è stato, lo scoro luglio, l'arresto dei due super-latitanti Nicola e Patrick Assisi.

Nei guai l'avvocato Pierfranco Bertolino

Tra i provvedimenti c'è anche il divieto di esercitare l'attività per i prossimi sei mesi inflitto all’avvocato Pierfranco Bertolino, conosciutissimo penalista torinese, che, secondo le accuse, avrebbe confidato notizie riservate a un cliente e poi avrebbe svelato elementi segreti di indagine a un altro esponente delle 'ndrine. È accusato di favoreggiamento personale.

Nei guai anche un commercialista di Settimo Torinese che avrebbe assistito le stesse cosche mettendo a disposizione le sue competenze, destinatario di una misura analoga.

Tra gli arrestati persone già condannate nella maxi-inchiesta Minotauro

Tra le persone arrestate figurano diverse persone già condannate per la maxi-inchiesta Minotauro del 2011, sempre per affiliazione di tipo mafioso. "Appena riprendono la possibilità e l'agibilità delle loro azioni - ha detto il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo - riprendono anche il vincolo mafioso che non cessa mai, neanche con il carcere". Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, aggiunge: "Quest'operazione dimostra quanto pericolosa sia questa organizzazione. Vi è un asse che lega la 'ndrangheta del nord e del centro con i luoghi di origine".

Le sedi del traffico di droga: Volpiano e Barriera di Milano

Le organizzazioni dedite al traffico internazionale di droga avevano di fatto due sedi. La prima si trovava a Volpiano, l’altra nel quartiere Barriera di Milano a Torino.

Le indagini hanno permesso di riscontrare come i componenti delle cosche abbiano utilizzato parte dei proventi delle attività illecite reimpiegandoli in attività economiche, localizzate nei Comuni di Settimo Torinese e Volpiano, quali il noleggio delle slot machine, la commercializzazione del caffè e la raccolta delle scommesse. Le aziende venivano  fittiziamente intestate a prestanome compiacenti, al fine di eludere l’applicazione di eventuali misure di prevenzione che avrebbero potuto portare al sequestro delle imprese. Fra gli investimenti sottoposti a sequestro figura anche una palestra di Volpiano.

I capi, e in particolare Antonio Agresta di 59 anni, leader della locale di Volpiano, mandavano ordini ai loro sottoposti anche dal carcere.

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