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La cassa integrazione non arriva e l'ultimo stipendio è di marzo: la disperazione delle addette mensa di FCA

Se lo smart working continuasse molte di loro potrebbero essere licenziate

 

È da marzo che non si vedono accreditare lo stipendio, la cassa integrazione non è ancora arrivata e sul loro futuro pesa la decisione di FCA sullo smart working, se dovesse continuare fino a fine anno molte di loro potrebbero essere licenziate. 

È il dramma che stanno vivendo le lavoratrici di Compass spa, l'azienda che ha l'appalto per il servizio mensa del gruppo FCA. Oggi, giovedì 23 luglio, una delegazione di queste hanno manifestato sotto la sede piemontese dell'INPS perché hanno bisogno di sapere quando verranno loro accreditati i soldi della cassa integrazione. 

La loro storia è tristemente comune a quella di molte altre lavoratrici e lavoratori che sono impegnati nel settore dei servizi. "Sono vedova e ho un mutuo sulle spalle, se mia figlia non mi avesse un po' di denaro non so come avrei fatto", racconta una donna e, accanto a lei le fa eco un'altra lavoratice che spiega, "Io ringrazio che mio marito lavora perché non vedo una lira da marzo". 

Il sindaco Si Cobas Torino che le sostiene e che ha incontrato i vertici piemontesi dell'INPS lancia un appello a FCA che è anche una sorta di provocazione e spiega che se Compass spa non dovesse anticipare i soldi della cassa integrazione, potrebbe farlo FCA che è il committente: "È auspicabile che FCA non resti indifferente". Solo alle carrozzerie di Mirafiori sono impiegate 250 addette mensa. 

Il peso dello smart working

Se però l'urgenza si chiama cassa integrazione, il problema futuro potrebbe chiamarsi smart working perché molti impiegati non sono stati richiamati nelle rispettive sedi e la possibilità è che continuino a lavorare in remoto fino a fine 2020. In questo caso, spiegano le lavoratrici, il loro futuro potrebbe essere funestato dalla minaccia del licenziamento. 

"Chi fa produzione tanto quanto lavora, gli impiegati invece no. La Compass spa abbia colloqui con FCA per capire che intenzioni ha. Se lo smart working dovesse durare fino a fine anno il rischio è che ci sia poi personale di troppo", raccontano le lavoratrici che poi chiedono che si pensi a un compromesso e che la percentuale di lavoratori da remoto venga abbassata. 

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