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Sette mesi in ospedale per il coronavirus, la storia di Massimo: "Non sapevo se ce l'avrei fatta oppure no"

La lunghissima lotta dell'uomo contro la malattia

 

Massimo, adesso che tutto sembra essere alle spalle, ha la forza di riderci sopra, ma il covid su di lui ha lasciato tracce che difficilmente potranno essere cancellate. Lui per sette mesi è stato lontano da casa e gli infermieri e i medici dell'ospedale San Luigi di Orbassano sono diventati dei veri e propri amici. 

È il 24 marzo del 2020 il giorno in cui Massimo Sainas, geometra di Rivalta 36enne, viene intubato e messo in coma farmacologico. L'uomo rimarrà in quelle condizioni per un mese. Tutto questo a causa del contagio al covid. Lui stesso, quando ci ripensa, non riesce a comprendere in che momento o da chi possa essere stato contagiato. "Ero attento, utilizzavo la mascherina e avevo il minor numero di contatti possibili. Certo, ho fatto qualche sopralluogo", racconta. 

Il 24 aprile viene risvegliato, ma da quel giorno inizia la sua personalissima fase 2, quella della riabilitazione. "Ho avuto un periodo di depressione quando ero in riabilitazione perché pensavo fosse più facile. Invece è stata durissima. Fino ad agosto non ho neppure tirato giù un piede dal letto", spiega. 

E a chi oggi mette in dubbio l'esistenza del covid risponde: "Facebook era l'unico modo per interfacciarmi con il mondo esterno. Leggevo post di gente che scriveva baggianate e pensavo che la gente fosse un po' ignorante. Non capivano la situazione. Pensavo che forse sarebbe il caso che qualcuno provasse a vedere la verità". 

Massimo è tornato a casa dopo sette mesi e ad aspettarlo c'era suo figlio. Oggi cerca di uscire il meno possibile perché nonostante tutto la paura di riprenderlo e stare male come prima c'è sempre. "I medici, gli infermieri e gli oss mi sono stati vicinissimi. A Natale porterò loro sicuramente qualcosa". 

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