La storia di Luca, in sciopero della fame perché rivuole il suo lavoro

È seduto su una sedia pieghevole posta a lato del monumento al Conte Verde che si trova di fronte all'ingresso del Comune di Torino in piazza Palazzo di Città. Di fianco a lui un grosso striscione con scritto: "Ridatemi il mio lavoro - Sciopero della fame". 

Da lunedì pomeriggio alle 15.30 Luca Incarnato non mangia e invoca attenzione. Chiede che politica e istituzioni si interessino alla sua vicenda umana. Dice che l'anno scorso gli assessori comunali Alberto Sacco e Alberto Unia gli avevano promesso che si sarebbero attivati per aprire un confronto con la SMAT. Quell'incontro però non è mai avvenuto.

Sì, perché Incarnato è un ex dipendente della SICEA, una ditta satellite della SMAT che si occupava della manutenzione degli impianti idrici. A cavallo del 2013 però la SMAT decide di internalizzare i servizi che fino a quel momento aveva dato in appalto. 

Cinque dipendenti di SICEA non vengono riassorbiti da SMAT. Per lui l'inserimento in una clausola speciale sul protocollo d'intesa e una nuova destinazione a letturista di contatori per una nuova ditta appaltatrice, ma Incarnato nel 2009 ha subito un incidente sul lavoro che ha limitato le sue capacità e non può svolgere quella mansione. 

Dal maggio del 2017 è senza sussidi e lavoro. In quel momento comincia la sua protesta, ma a un anno di distanza ancora nessuna soluzione. L'uomo non è intenzionato a mollare e, dice, che rimarrà in piazza palazzo di città, giorno e notte, fino a quando non avrà le risposte che vuole. 

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