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Lavoratori "fragili" della scuola, rischiano di perdere il proprio impiego dopo 20 anni di servizio

Hanno problemi fisici o psichici e potrebbero non avere più i requisiti per la scuola

 

Si tratta di lavoratori fragili dal punto di vista fisico oppure dal punto di vista psichico e per tutelare il loro posto di lavoro oggi, martedì 21 gennaio, in molti sono scesi in piazza a Torino. Si sono radunati davanti alla Prefettura e alla Regione Piemonte per protestare perché tra poche settimane qualche centinaio di persone rischia di perdere il proprio lavoro. 

"Finalmente si è dato seguito a ciò che era previsto nella legge di bilancio di due anni fa, ovvero la procedura di internalizzazione delle persone che da tanti anni - alcuni addirittura da 20anni - lavorano e fanno le pulizie nelle scuole primarie di Torino. Un servizio essenziale che viene considerato come un pronto soccorso. In provincia di Torino però ci sono due criticità: un centinaio di persone non avevano i requisiti per poter presentare la domanda per essere internalizzati, alcuni per pochi mesi di anzianità; per le persone che hanno presentato la domanda e che avevano i requisiti, la nostra preoccupazione è che molti di questi hanno fragilità importanti e rischiano di non poter essere assunti dopo la visita medica pre-assuntiva", racconta Elena Petrosino della CGIL Torino. 

Si, perché stiamo parlando di lavoratori che fanno parte delle fasce protette e che hanno disabilità fisiche o intellettive. Persone che rischiano di non avere i requisiti per lavorare nella scuola, anche se ci lavorano, in alcuni casi, da oltre 20anni. Alcune cooperative infatti permette loro di lavorare quando le scuole sono chiuse. Il problema dunque è evidente e consiste nel tutelare il loro posto di lavoro in un contesto che è quello pubblico.

"La Regione potrebbe stanziare delle risorse in base alla legge regionale sul lavoro. Ci sono delle possibilità in un sistema più largo di fare progetti mirati per l'inserimento di persone con particolari fragilità. Un'altra risposta dipende dal livello nazionale e potrebbe consistere nell'alleggerire i requisiti per poter presentare la domanda", conclude Elena Petrosino della CGIL Torino. 

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