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Torino, chi è l’uomo che da 35 anni fa politica senza stipendio e ora vuole diventare sindaco

Il ritratto di Igor Boni, l'uomo dal “profilo troppo radicale”

 

A lui la lite interna al Partito Democratico per la selezione del candidato sindaco di Torino sembra proprio non interessare. Igor Boni, il radicale che si è candidato alle Primarie del centrosinistra, sembra non fare caso agli screzi tra chi sostiene la candidatura di Stefano Lo Russo o tra chi invece vorrebbe alla guida della città Mauro Salizzoni. Per Boni il miglior sindaco che potrebbe avere è lui stesso. 

È per questo che tira dritto nella sua campagna elettorale in vista delle Primarie del centrosinistra senza dar peso agli incidenti di percorso dei suoi avversari - vedi lo sfurtunato epiteto che Mauro Salizzoni ha rivolto a Sergio Chiamparino durante una commissione regionale a microfoni aperti - o ai sondaggi, che siano quelli popolari o quelli interni ai partiti. Ma chi è Igor Boni? 

"Sono un militante e dirigente politico e ho fatto politica per 35 anni per strada, in questa città, senza avere mai avuto un euro, senza avere mai ricoperto un incarico guadagnando qualcosa dalla politica". È così che si presenta quando gli si chiede di raccontare un po' di sè. Tra le battaglie da lui portate avanti in questi 35 anni ci sono l'anagrafe pubblica degli eletti, il testamento biologico, ma anche la lotta per la seconda linea della metropolitana e quella per l'alta velocità. 

Per fare il sindaco ci va equilibrio, che tipo di equilibrio? "Ci va equilibrio soprattutto nella coalizione che dobbiamo presentare agli elettori che deve essere il più ampia possibile, ma che come confine deve avere i populismi. Che siano quelli a 5 stelle o quelli della destra". 

Se domani diventasse sindaco cosa farebbe come prima cosa? "Prima di tutto interloquirei con il sindaco di Milano. Ci vanno progetti comuni di sviluppo delle città e dei territori. Impendabile andare avanti con la concorrenza. Oggi è impossibile ragionare dentro i confini dei propri Comuni". 

Non ha paura che qualcuno possa giudicarla troppo radicale? "Qualcuno sostiene che io abbia un profilo troppo radicale. Io sono quel che sono grazie ai radicali, se non fossi stato radicale non avrei fatto politica per 30 anni o più per strada in mezzo ai cittadini. In un ballottaggio uno come me ha la faccia per chiedere il voto alle periferie di Torino".  

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