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Torino, in consiglio regionale (e in piazza) la battaglia sul gioco d'azzardo patologico: 5.000 emendamenti contro il Blitz della Giunta Cirio

In piazza oltre 25 associazioni. "Un blitz che vuole modificare il distanziamento dai luoghi sensibili che passa da 500 metri a 250 metri e vuole ridurre i luoghi sensibili"

 

Il posto di Anita, la pasionaria No DAD che per mesi ha studiato in Piazza Castello, questa mattina, mercoledì 14 aprile, lo hanno occupato i consiglieri regionali di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Hanno piazzato infatti i loro banchi davanti al palazzo della Regione Piemonte e da lì hanno seguito la seduta del consiglio regionale che oggi aveva all'ordine del giorno la modifica della legge contro il gioco d'azzardo patologico. 

"Siamo in piazza perché vogliamo stare vicino alle associazioni che ora stanno manifestando per difendere la legge del 2016 e dunque ci siamo portati i tavoli, le sedie e i nostri computer per seguire il consiglio regionale, fare ostruzionismo ed essere di fianco a chi manifesta" spiega Diego Sarno consigliere regionale del Partito Democratico in prima linea per difendere la legge. Insieme a lui Monica Canalis e Domenico Rossi del Partito Democratico e Sarah Disabato, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle. 

Le opposizioni alla Giunta Cirio si sono presentate all'appuntamento di questa mattina sul piede di guerra: "Abbiamo presentato 5.000 emendamenti al progetto di modifica della legge sul gioco d'azzardo patologico. È la nostra risposta al fatto che questa legge non è stata portata nemmeno in commissione e quindi non hanno ascoltato le associazioni che oggi sono qui in piazza e che avrebbero raccontato loro perché questa legge è una buona legge. I dati lo dimostrano sia sul livello occupazionale, sia sulla riduzione del gioco d'azzardo patologico" spiega Diego Sarno. 

"Un blitz che vuole modificare il distanziamento dai luoghi sensibili che passa da 500 metri a 250 metri; vengono ridotti i luoghi sensibili, noi avevamo inserito i compro oro, le parrocchie, le scuole; tolgono la copertura legislativa verso i Comuni che avevano l'obbligo di regolamentare per almeno 3 ore al giorno la chiusura; infine la retroattività sia per i bar che per i tabacchini che per le sale slot", continua Sarno. 

Retroattività che è l'elemento di questa legge più contestato anche dagli stessi esercenti: "La retroattività però riguarda luoghi che per core business non hanno le macchinette. I baristi non salvano le loro attività con le macchinette, così come i tabacchini. Le sale slot sono generalmente sale scommesse invece". 

In piazza oggi c'erano 25 associazioni tra cui Libera, che ha organizzato il presidio, le ACLI, ARCI e anche i la CGIL. 

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