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Gioco d'azzardo, la protesta contro la decisione della Regione di modificare la legge: "È in gioco la vita"

Presidio davanti al Consiglio regionale

 

"È in gioco la vita", con questo motto questa mattina, martedì 30 giugno, ACLI e Libera hanno manifestato davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte contro la volontà della maggioranza, guidata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, di modificare la legge regionale sul gioco d'azzardo. 

Il 22 giugno scorso è stata presentata infatti una proposta di modifica della legge con primo firmatario Claudio Leone della Lega. Modifiche che secondo le associazioni cancellerebbero gli effetti positivi della legge perché toglierebbe elementi fondamentali come la retroattività, l'accompagnamento dei comuni che si trovano ad affrontare ricorsi e altri aspetti fondamentali. 

"Crediamo che vada tutelata la salute dei piemontesi e sappiamo che il gioco d'azzardo è una patologia importante", spiega Maria José Fava di Libera Piemonte, "La legge attuale può essere migliorata, anche attraverso la tutela dei lavoratori del comparto del gioco d'azzardo. Ci sono stati tre anni per adeguardi alla nuova normativa. I lavoratori vanno tutelati, ma non a discapito della salute". 

"Riteniamo che la legge in vigore dal 2016 abbia prodotto risultati positivi. Ha abbattuto  la ludopatia e ha permesso che si cominciasse un percorso nuovo a tutela dei soggetti svantaggiati", spiega Massimo Tarasco di ACLI Piemonte, "In più rispetto all'emergenza attuale e alla crisi economica sociale, pensare di tornare al passato sarebbe una piaga perché peggiorerebbe ulteriormente la situazione di diverse famiglie". 

Domenico Rossi, relatore della legge che nel 2016 venne approvata dal Consiglio regionale guidato all'epoca da Sergio Chiamparino, spiega: "È una battaglia che abbiamo incominciato nel 2015 e che in questo momento è fondamentale che si sposti all’interno della società piemontese. Il messaggio su questo tema è che il Presidente sta sbagliando e la maggior parte dei piemontesi è d’accordo sul mantenimento della legge. È una legge che funziona e che va applicata non modificata, a partire dal piano di comunicazione e formazione che giace fermo da più di un anno negli uffici".

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