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Maxi-frode fiscale per 18 milioni di euro: in arresto cinque persone, tre ricevevano il reddito di cittadinanza

Trovato del denaro in luoghi improbabili

 

Emettevano fatture per operazioni inesistenti con l'unico scopo di ottenerne il pagamento e girarlo ad altre imprese che, pagando una commissione del 5%, così facendo riuscivano a evadere il fisco. Ci sono voluti due anni di indagini alla guardia di finanza di Torino, coordinata dal pm Francesca Traverso, ma alla fine i 'baschi verdi' sono riusciti a intercettare un giro d'affari criminoso milionario nel settore dei rottami ferrosi. 

In totale su un giro d'affari di 18 milioni di euro l'organizzazione criminale è stata in grado di sottrarne al fisco ben 2,5. Numeri che hanno portato all'esecuzione di otto misure cautelari personali (cinque arresti domiciliari e tre obblighi di dimora) e perquisizioni nei confronti di 22 soggetti indagati. Tre dei soggetti coinvolti percepivano il reddito di cittadinanza. Inoltre sono stati sequestrati beni per quasi 3,5 milioni di euro. 

Per smascherare l'organizzazione i finanzieri hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e telematiche. Il modus operandi era ben studiato: questi costituivano società fittizie che avevano l’unico scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, ottenerne il pagamento e consegnare il denaro alle imprese beneficiarie della frode dietro un compenso del 5% dell’imponibile indicato nella fattura. La struttura che sosteneva la truffa era articolata e composta da 17 aziende e 22 individui. Sequestri anche a Lamezia Terme.

Del denaro depositato illecitamente è stato trovato dai militari della guardia di finanza nascosto all’interno delle aziende in luoghi originali (ad esempio, boiler delle caldaie e vaschette dei bagni inutilizzabili).

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