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La storia di Salvo, il primo emofilico ad aver corso la Maratona di New York

Se correre e terminare una maratona non è un'impresa per tutti, per Salvo Anzaldi è stato ancora più complicato. Non tanto perché a 45 anni non aveva mai indossato le scarpette da ginnastica per correre e neppure perché convive con una protesi totale di ginoccio, ma perché è affetto da una malattia congenita che si chiama emofilia. 

L'emofilia, che è una malattia che ha a che fare con la coagulazione del sangue, da sempre è vista come una malattia che deve portare all'immobilità. "I bambini emofilici non devono correre, giocare e farsi male. Sfidare questo destino è stata l'impresa. L'emofilico quando ha uno dei piccoli incidenti che capitano tutti i giorni deve fare i conti con la coagulazione" - racconta Salvo Anzaldi che nella vita fa il giornalista. 

Ed è dalla sua professione che è nata la voglia di raccontare l'avventura di correre e terminare la Maratona di New York. Tutta la sua esperienza è racchiusa in un libro che si intitola "Nato per non correre" ed è edito da CasaSirio Editore.

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