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La scuola vieta di seguire le lezioni davanti all'edificio. Il coordinamento di studenti: "Lesa la libertà di espressione"

 

In gioco c'è la libertà di espressione e di poter esprimere il proprio senso critico. In sostanza la questione sta assumendo i connotati del braccio di ferro politico. Alle due estremità del tavolo ci sono da una parte i dirigenti scolastici che nei fatti hanno vietato agli studenti di frequentare le lezioni online fuori dalle scuole e dall'altra gli studenti stessi, ma anche genitori e insegnanti che si sono riuniti in un coordinamento che si chiama Priorità alla Scuola. 

Prima di tutto i fatti. Dopo il clamore che ha destato la protesta di Anita, la studentessa dodicenne che insieme a Lisa ogni giorno segue le lezioni davanti alla scuola media Calvino, e dopo la manifestazione di venerdì 13 novembre, gli istituti scolastici Calvino e Gioberti hanno nei fatti vietato ai propri studenti di frequentare le lezioni online davanti agli istituti scolastici. Chi non frequenterà da casa propria verrà considerato assente. 

Non solo però, perché ieri, 18 novembre, la classe di Anita e Lisa ha assistito anche a una lezione di educazione civica particolare, si potrebbe definire ad personam: "La Calvino ha fatto una lezione alla classe dove ha specificato che i ragazzi che protestano vanno contro a una direttiva del Governo e quindi stanno deliberatamente sovvertendo le regole. Noi non siamo d'accordo sia dal punto di vista legale perché regolarmente i ragazzi comunicano le loro iniziative alla Questura e nessuno si è opposto, inoltre l'ultimo decreto non vieta le manifestazioni statiche", spiega Carola Messina, attivista del coordinamento Priorità alla Scuola, "C'è però un tema fondamentale che è di libertà di espressione e di senso critico. Noi siamo orgogliosi di ragazzi e ragazze che lo esprimo in questo modo mantenendo le regole di distanziamento sociale". 

Tra l'altro manifestazione che era stata anche bollata come iniziativa lodevole da parte del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina che aveva contattato telefonicamente la stessa Anita. 

"Loro vogliono vedere garantito il diritto allo studio. La scuola deve tornare al centro del dibattito", continua Messina, "Come coordinamento stiamo ragionando su altre iniziative e la prossima settimana faremo un flash mob che vuole porre l'accento sugli studenti che sono in difficoltà. Diamo voce agli invisibili. Chi oggi può protestare sono i ragazzi che hanno una famiglia alle spalle e una situazione di privilegio, non chi vive in condizioni complicate. In case piccole, con dotazioni informatiche scarse o che vivono in situazioni di abusi". 

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