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Decreti sicurezza, operatori dell'accoglienza migranti in corteo a Torino: 250 posti a rischio

"Chiediamo alle forze di Governo di abrogare i decreti sicurezza"

 

Matteo Salvini non è più ministro dell'Interno e non è più al Governo, ma la rivoluzione del sistema accoglienza che aveva immaginato sì. A denunciarlo sono i 250 lavoratori del settore che rischiano di essere licenziati a causa dei decreti sicurezza. Questa mattina - mercoledì 19 febbraio - sono sfilati in corteo per le vie di Torino per lanciare il loro grido di allarme. Destinazione corso Francia 15, la sede di Confcooperative dove avanzeranno la loro richiesta: il bando prefettizio per l'accoglienza dei migranti deve andare deserto. È l'unico modo per rinviare il loro licenziamento. 

Alla base della loro rabbia il mancato accordo tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Italia Viva - i principali partiti che compongono il Governo Conte - sull'abolizione dei decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini. Nonostante il Governo Conte Bis si sia insediato il 5 settembre del 2019 quei testi infatti non sono stati ancora modificati. 

"Torino aveva un'esperienza consolidata di microaccoglienza. Da una decina di anni si era creata professionalità e capacità di accompagnare i migranti a percorsi che non li abbandonassero in mezzo a una strada. I decreti sicurezza cambiano completamente l'organizzazione che prevedono un operatore ogni 50 migranti, viene meno la professionalità che si era costruita", racconta Alessandro Zanetti, coordinatore provinciale della CUB Sanità. 

Nei bandi precedenti era previsto un operatore ogni 15 migranti, con questo nuovo rapporto ci saranno solo in provincia di Torino 250 esuberi nel settore e di conseguenza 250 licenziamenti. "L'unica sicurezza che noi abbiamo è di perdere 250 posti di lavoro", commenta Alex Amendolia, operatore del settore e delegato CUB Sanità, "Tanti di noi sono giovani in una città in cui la disoccupazione giovanile è la più alta in tutto il centro-nord Italia", continua Alex Amendolia.

"Noi sappiamo che questo tipo di bando dovuto ai decreti sicurezza toglierà la possibilità a chi scappa dai conflitti di ricevere sostegno psicologico o psicoterapuetico, non ci saranno più le scuole d'italiano, non potremo più fare accompagnamenti in ospedale, non ci saranno più mediatori, ricerca di lavoro, integrazione sul territorio", prosegue Alex Amendolia. In sostanza non esisterà più il sistema che porta il migrante a integrarsi nel territorio che lo ospita. 

"Chiediamo alle forze di Governo di abrogare i decreti sicurezza perché il fatto che loro non prendano una decisione comporterà che noi 250 perderemo il lavoro. Non è più tempo di equilibrismi, discussioni su piccolezze", conclude Alex Amendolia.

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