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Coronavirus, torinesi bloccati in Groenlandia: "Spazio aereo chiuso, non sappiamo quando torneremo"

Erano lì per girare un documentario

Erano in Groenlandia per girare un documentario, ma a causa del coronavirus sono rimasti bloccati lì. L'angosciante testimonianza di Francesco Catarinolo, regista 40enne di Torino. Insieme a lui i componenti della troupe di Tekla, casa di produzione torinese. 

"Tra il 18 e il 20 di marzo sono arrivati i primi casi di coronavirsu in Groenlandia e il Governo ha deciso di chiudere lo spazio aereo e noi adesso non sappiamo come faremo a tornare a casa. Il volo che avevamo per questa settimana è stato cancellato", racconta Francesco. 

Loro si trovano a Tasillaq, nella Groenlandia orientale ed erano lì per girare un documentario sull'esploratore Robert Peroni dal titolo The red house, altoatesino. "Tasillaq è il paese più popoloso della costa orientale e ci sono circa 2.000 abitanti. Tutto il resto della popolazione è sparso in piccoli villaggio. C'è un piccolo ospedale con 4 medici e non ha una sala di rianimazione o operatoria. Se ci si ammala l'unica possibilità è volare nella capitale Nuuk, ma non sempre è possibile farlo per colpa del maltempo. Questa è la nostra preoccupazione".  

Al momento secondo il Governo della Groenlandia i casi positivi sono circa una decina: "In questo posto non ci sono tamponi o strutture per confermare i contagi. In realtà il virus potrebbe essere già tra noi e potremmo non saperlo. Noi siamo in contatto con la Farnesina e confidiamo in loro", continua Francesco. 

"Purtroppo a oggi non siamo ancora riusciti a trovare una soluzione per tornare a casa. Saremmo dovuti tornare il 3 prile, ma le compagnie aeree ci hanno comunicato che il primo volo disponibile per l'Islanda sarà il 15 aprile", spiega Francesco che poi aggiunge che la sua paura è che però la chiusura dello spazio aereo verrà prolungata oltre.  

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