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Locali della movida strozzati dal coronavirus, l'appello alla sindaca: "Fate qualcosa o rischiamo di chiudere tutti"

Spese fisse per migliaia di euro e zero prospettiva sulle modalità per riaprire

 

"Cara Chiara, Torino negli ultimi anni ha avuto un boom economico a livello turistico. Mettiamo la Città nelle condizioni che quando il turista arriverà per le ATP Finals trovi ancora qualcosa. Il rischio è la desertificazione delle attività commerciali del settore del Food & Beverage". L'accorato appello è di Rino Pisa, il gestore di uno dei locali della movida torinese, il Traballo. 

Il suo locale si trova in Piazza Vittorio, sul lungo Po, una delle zone centrali del divertimento torinese. Rino Pisa lancia un grido di allarme che è comune a tantissimi commercianti della città, persone che gestiscono i locali del divertimento e che non sanno quando e come potranno riaprire. Se riapriranno. "Il Food & Beverage è un'eccellenza del nostro Paese riconosciuta a livello internazionale e il fatto che le istituzioni non siano intervenute in maniera rapida e veloce per salvare le attività potrebbe portare a una desertificazione", continua Pisa. 

"Noi lavoriamo sul numero di persone che serviamo", racconta Elena Burlacu, anche lei gestrice le Traballo, "facciamo pagare 5 euro a cocktail e se posso far sedere dieci persone cosa incasso? So già che tanto i giovani saranno dall'altra parte della strada che berranno quel che hanno comprato nei supermercati". Il cocktail bar non possono essere equiparati ai ristoranti contano su un afflusso continuo di gente che spesso non si ferma a consumare all'interno del locale e non possono neppure fare delivery. Tanto per rendere l'idea i numeri del sabato prima dell'inizio della quarantena in Piazza Vittorio c'è stato un transito di circa 10.000 persone.

"Il nostro grosso problema sono i costi fissi", continua Rino Pisa, "malcontato e a locale chiuso io pago 5.000 euro. Lo stato davanti a questo problema ha risposto di indebitarci per pagare i costi fissi, ma senza alcuna prospettiva. Io non ho alcun tipo di prospettiva perché non so quando, come e se potrò riaprire". 

Al momento nessuno ha detto loro come potrebbe essere una possibile riapertura dell'attività: "Ci sono voci che girano. Dicono che apriremo con un metro di distanza tra una persona e l'altra e due metri di distanza tra un tavolo e l'altro. Se avevamo 30 posti a sedere ne avremo dieci. In più c'è la sanificazione da fare che costa quasi due euro al metro quadro e va fatta due volte. Io dovrei spendere quasi 500 euro a serata per sanificare a fronte di un incasso di 50 euro", racconta Elena Burlacu. 

Una situazione che rischia di essere insostenibile economicamente e che potrebbe portare alla drammatica decisione di chiudere bottega: "Io se posso rimanere aperto e lavorare pagherò le spese fisse che devo sostenere, ma se non ci sono le condizioni la mia unica alternativa sarà chiudere partita iva e chiedere il reddito di cittadinanza", conclude Rino Pisa. 

Questo è un altro degli aspetti che dovranno essere presi in considerazione per la Fase 2, come per i lavoratori dello spettacolo che sono senza sussidi e reddito. 

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