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La richiesta dalla Pm: "Sorveglianza speciale per i torinesi che hanno combattuto l'ISIS"

Presidio in loro sostegno davanti al tribunale

 

Un anno di sorveglianza spciale per Paolo Andolina e due per Maria Edgarda Marcucci e Jacopo Bindi. È questa la richiesta avanzata questa mattina - lunedì 16 dicembre - dalla PM Manuela Pedrotta per i tre torinesi che combatterono in Siria contro l'ISIS. 

"Credo che la Cassazione e la Corte Costituzionale siano perentorie quando dicono che deve esserci un accertamento pieno. Io dico che ci sia veramente poco in mano per valutare la posizione dei tre ragazzi: due su tre sono incensurati e hanno dei carichi pendenti modestissimi. Non si capisce perché vogliano applicare questa misura", commenta Claudio Novaro, avvocato difensore dei tre. 

I tre con l'applicazione della sorveglianza speciale rischiano di dover abbandonare Torino e dover scegliere un altro comune di residenza dove avranno l'obbligo di dimora; rientri notturni; ritiro di passaporto e patente; divieto di riunione con più di due persone, quindi impossibilità di partecipare a vita pubblica e intima; riduzione della libertà di movimento. Come denunciarono già il 14 ottobre in occasione di una conferenza stampa.

"Dalla nostra partecipazione al conflitto siriano come combattenti contro l'ISIS ci ritroviamo a confrontarci su tanti piccoli fatti successi a Torino dove anche la nostra difesa ha messo in luce come questi fatti siano stati presi in modo parziale e strumentale. Le tante persone che sono venute a sostenerci oggi dimostrano che nella società italiana non veniamo percepiti come pericolosi noi, ma la pericolosità sono azioni di questo tipo", ha commentato Jacopo Bindi, uno dei tre combattenti alla sbarra. 

Davanti al tribunale di Torino questa mattina si è tenuto un presidio al quale hanno partecipato un centinaio di manifestanti che hanno affisso uno striscione con scritto: “Noi stiamo con chi combatte l’Isis”. 

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