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Piemonte, la crisi economica avanza: persi 82mila posti di lavoro. "Altri 92mila a rischio"

Lo sostiene la Cgil

 

Il Piemonte ha perso 82.000 posti di lavoro e rischia di perderne altri 92.000 se non verrà prorogato il blocco dei licenziamenti. La denuncia è della CGIL piemontese: "Ancora alto il divario con le altre regioni. Formazione e investimenti per recuperare il distacco". 

La denuncia è di Claudio Stacchini, componente della segreteria della CGIL Piemonte, che ha analizzato i dati della crisi economica in tempo di covid-19: "In Piemonte a oggi abbiamo perso 82.000 posti di lavoro di cui 63.000 lavoratori dipendenti e 19.000 lavoratori autonomi. Si tratta di contratti a tempo determinato o di lavoro a termine che in moltissimi casi non è stato rinnovato".

Cosa si dovrebbe fare per impedire che la crisi dilaghi? "Noi pensiamo che per impedire una crisi anche di carattere sociale, che sarebbe gravissima per il Piemonte, sia indispensabile che il blocco dei licenziamenti e il sostegno alla cassa integrazione possa proseguire fino alla cessazione dello stato di emergenza e nel frattempo partano anche gli investimenti pubblici e privati. Oggi abbiamo strumenti di carattere assistenziale per impedire l'impoverimento di una parte importante del Paese". 

Rischiamo di perdere altri posti di lavoro? "Abbiamo stimato in Piemonte, qualora il blocco non venisse confermato, una riduzione di posti di lavoro di 92.000 unità che corrispondono al 5% della forza lavoro piemontese. Un po' più alta della media nazionale stimata dall'ISTAT perché in Piemonte abbiamo una struttura economica che era già in crisi prima del covid. Molte aziende avevano già finito gli ammortizzatori sociali prima e se finisse il blocco dei licenziamenti e non ci fosse una proroga della cassa integrazione si troverebbe nuovamente senza ammortizzatori

Quali sono le criticità piemontesi? "Noi abbiamo una struttura economica manifatturiera e un livello di qualificazione media della forza lavoro tra i più bassi tra le regioni del centro nord. Aspetti che testimoniano che c'è una struttura industriale povera che è quella che rischia di saltare di fronte a una situazione di crisi". 

Cosa è necessario fare a vostro avviso? "È indispensabile affrontare il tema della riqualificazione della forza lavoro e della costruzione di nuove competenze. Se non si affronta questo nodo il divario con le altre regioni aumenterà e non saremo all'altezza. La seconda cosa decisiva è l'avvio degli investimenti perché su questo siamo in grande ritardo. Ci vuole un piano di sviluppo. La Regione ne ha parlato molto, ma ad oggi non siamo ancora di fronte alle scelte che ci consentono questa possibilità di sviluppo". 

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