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L'ultimo saluto a Leumann, consegnò le chiavi della fabbrica agli operai: così nacque la cassa integrazione

Nel 1972 il cotonificio venne occupato per un mese

 

Se oggi la lotta sindacale dispone di uno strumento importante come la cassa integrazione, in un certo senso, è anche grazie alla lotta di un gruppo di operai di Collegno che nel 1972 occuparono lo stabilimento della famiglia Leumann e indussero il ministro Dionigi Coppo a firmare una legge speciale che permise loro di ricevere l'80% dello stipendio nonostante il licenziamento. 

A ricordare quel mese di luglio del 1972 è Michelina Marietta-Aleina, un'operaia, che oggi, giovedì 27 agosto, ha voluto ricordare un altro protagonista di quei giorni l'ingegner Roberto Leumann nel giorno del suo funerale. Lo ha fatto al termine della cerimonia in memoria dell'imprenditore che dovette gestire la crisi del settore tessile negli anni '70 e che dovette immaginare una riconversione delle attività. 

A ricordare quell'impegno e la sua famiglia, a Collegno, c'è un villaggio intero che porta il nome della famiglia, il Villaggio Leumann. Un luogo con case e servizi che l'azienda Leumann mise a disposizione dei propri operai. "Il Villaggio Leumann è uno dei tratti costitutivi di Collegno. L'ingegner Roberto è stato l'ultimo degli industriali che qui hanno operato. A lui è toccata la fase della rivoluzione del mondo tessile, quando le produzioni si spostarono verso la Cina e l'oriente. Qui ci fu un periodo durissimo in cui fu smantellato il cotonificio. Si innescò una battaglia con gli operai che portò a salvare questo immenso patrimonio", racconta Francesco Casciano, il sindaco di Collegno. 

Michelina Marietta-Aleina è stata una delle operaie in prima linea in quel periodo. Lei che dentro il Villaggio Leumann e l'azienda era entrata a 13 anni e che ne uscì definitivamente, dopo il licenziamento, a 38. Venticinque anni in totale passati dentro il cotonificio e dentro le case del villaggio: "In quella casa è nato mio figlio", racconta indicando una casetta che è vicino alla Chiesa di Santa Elisabetta, "Qui ho tutti i ricordi, delle nascite e delle morti". Poi rispolvera con orgoglio i giorni della lotta. 

Era il luglio del 1972: "Facevo parte del consiglio di fabbrica. Quella sera abbiamo fatto suonare le sirene, che erano le stesse che venivano fatte suonare durante la guerra e la gente si mosse senza sapere il motivo. Venne il sindaco qui e lesse la documentazione che annunciava la requisizione. Noi occupammo la fabbrica e andammo dall'ingegner Roberto che ci consegnò le chiavi. Avevamo tanta paura e tanta volontà", racconta Michelina Marietta-Aleina. 

"Occupammo l'azienda per tutto il mese di luglio e fu un mese terribile per la responsabilità che avevamo. Di notte gli uomini giravano attorno alla fabbrica e quel mese non passava mai. Poi ad agosto ci incontrammo in Prefettura e vennero firmati i licenziamenti. Il ministro Coppo fece una legge speciale per noi della Leumann, all'epoca non c'era la cassa integrazione. Noi si lottava senza prendere lo stipendio. Coppo ci disse 'voglio essere un ministro speciale e farvi dare l'80% dello stipendio'". 

Michelina Marietta-Aleina oggi si sente orgogliosa: "Io e mio marito abbiamo perso il lavoro e la famiglia di mio marito avrebbe fatto 100 anni dentro il Villaggio quest'anno". 

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