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Giovedì, 25 Aprile 2024

"Lo so fare, ma non lo posso dimostrare", dall'Università un test per certificare la tua professione

Primo caso in Italia

"Lo so fare, ma non lo posso dimostrare". Alzi la mano chi davanti a un annuncio di lavoro si è trovato davanti a una situazione del genere. Persone che, per un motivo o per l'altro, hanno imparato sul campo una professione che però non viene loro riconosciuta. Professionisti con esperienza che durante i percorsi di selezione vengono magari scavalcati da debuttanti che però hanno in mano il famoso 'pezzo di carta'. 

Per tutti questi da oggi c'è una possibilità in più e la offre l'Università degli Studi di Torino: per la prima volta in Italia un ateneo si mette a disposizione di chiunque per certificare le competenze che questi ha maturato negli anni. "Non è necessario arrivare per forza alla laurea per avere la certificazione; è importante certificare le conoscenze", spiega il direttore di Corep, il professor Roberto Cavallo Perin, "Se una persona ritiene di sapere un pezzo di un esame può venire da noi, fa un test e se lo supera noi certifichiamo che lui quelle cose le conosce e lo diciamo a tutti". Per accedere si dovrà avere più di 25 anni. 

In questo modo chi ottiene la certificazione può spenderla in ambito curriculare o magari un'azienda può decidere di fare certificare i propri dipendenti. Al momento i percorsi di studio che hanno aderito a questo meccanismo sono due: "Abbiamo la laurea in scienze dell'amministrazione aziendale e una di scienze dell'amministrazione digitale", continua Cavallo Perin, "Se la cosa riscuote successo potremo estenderla in altri ambiti". 

Dal primo marzo potranno essere certificate le competenze in ambito di maketing, economia degli intermediari finanziari, operations management, ragioneria, economia aziendale, statistica per l'azienda, strategia d'impresa, diritto tributario, istituzioni di diritto pubblico, diritto dell'open data e trasparenza amministrativa, diritto dei consumatori e diritto dell'Unione europea. 

E per chi crede di sapere, ma alla fine non sa? "Ovviamente se qualcuno crede di sapere, ma non è così perché le sue competenze funzionano solo con gli amici al bar e non per l'Università, possiamo proporre come integrarle, ma ognuno è libero di fare quello che ritiene", conclude Cavallo Perin. 

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