Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

La storia di Carlo, il miglior giocatore di basket autistico premiato da Mattarella

Il ragazzo è diventato volontario e aiuta gli altri ragazzi autistici

 

Carlo Mischiatti è un ragazzo di sedici anni che ha un sogno, quello di giocare nella nazionale italiana paralimpica di basket. Sì, perché lui è un ragazzo speciale che ha la pallacanestro nel sangue e che nel 2019 è stato premiato come miglior giocatore autistico di basket in Italia. 

Ad accorgersi di lui è stato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo ha nominato Alfiere della Repubblica. Carlo da tre anni gioca a basket nell'associazione Pandha di Grugliasco. L'associazione, nata nel 1989, conta oltre 200 tesserati e manda in campo giocatori autistici, ragazzi con la sindrome di down e altre patologie. 

A raccontare la storia di Carlo è suo fratello Marco, che è anche il suo allenatore: "È stato nominato Alfiere della Repubblica per i suoi meriti sportivi e umani. È entrato nell'associazione Pandha nel 2013 e nel 2019 ha preso il premio come miglior giocatore autistico italiano di basket. Ha anche portato la fiaccola olimpica dei giochi invernali Special Olympics". 

Cosa significa lo sport per un ragazzo come tuo fratello? "Per Carlo significa tutto. È il suo passatempo e il ritrovo con gli amici, gli mette gioia. All'inizio era come tanti altri, infatti ha imparato a scrivere a 13 anni. Adesso a tutti gli effetti al primo impatto sembra un normodotato". A tal punto che il ragazzo ha iniziato a fare il volontario con gli altri ragazzi. Non è più solo un atleta, ma è il primo volontario autistico e anche per questo il Presidente Mattarella lo ha voluto premiare. 

"Io sono un allenatore e il nostro compito è renderli autonomi, non campioni. Molti ragazzi hanno delle serie difficoltà e dare loro l'autonomia di fare determinate cose è già un passo avanti", continua Marco Mischiatti. 

Come avete vissuto questo periodo di quarantena? "Soprattutto gli atleti la quarantena la vivono malissimo. Carlo fortunatamente ha avuto grossi miglioramenti nel passato quindi ne soffre, ma meno", spiega Marco che poi racconta come per combattere la noia e riempire i tempi morti lui e suo fratello si dedichino alla costruzione di mobili in legno. "Ci sono invece molti ragazzi che hanno una cinquantina di anni e sono senza genitori o in comunità e per loro è frustrante. L'uunico loro svago era l'associazione che però adesso è ferma e per loro diventa stressante e noioso". 

Potrebbe Interessarti

Torna su
TorinoToday è in caricamento