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In esposizione le auto amate da Hitler, Stalin e Moro, ma anche quella che salvò la vita a De Gaulle

 

Raccontare i grandi personaggi che hanno fatto la storia del Novecento attraverso le automobili che hanno amato. È quel che sta facendo il Museo dell'Automobile di Torino. Dalla Peugeot 403 a otto posto amata da Aldo Moro, fino alla Mercedes 540 K privilegiata da Adolf Hitler. 

Un viaggio che inizia nel settembre del 1914. Parigi è minacciata dalle armate tedesche in marcia verso la capitale francese. Sembra impossibile fermarle e il Governo francese ordina lo sgombero. La protagonista di un’incredibile e disperata difesa è la Renault AG, costruita per il servizio pubblico della città parigina. Circa 1300 vetture verranno utilizzate per condurre i riservisti nella notte al fronte. Il nemico sorpreso dall’improvvisa resistenza è costretto a ripiegare e il 7 settembre 1914 i taxi di Parigi vincono la battaglia della Marna. 

Altra storica automobile è la Palombella, costruita per la regina Margherita di Savoia che può essere considerata la prima automobilista d’Italia, per importanza, innanzitutto, e per la ricchezza del suo parco macchine. Donata dalla Regina alla parrocchia di San Camillo a Roma la vettura entra in possesso dell’ing. Renato Ressmann a cui tocca in sorte perché messa in palio a una curiosa lotteria organizzata dallo stesso parroco che l’aveva avuta in dono. Biscaretti l’acquista dall’ing. nel 1933 e la vettura entra a far parte del nucleo iniziale della collezione del Museo dell'Automobile.

Presentata al Salone di Parigi 1955 come successore della famosa “Traction Avant”, la Citroën DS 19, anch’essa come la Traction disegnata dall’italiano Flaminio Bertoni,  è una delle più rappresentative auto del secondo dopoguerra. Assoluta eccezionalità della vettura è il sistema idropneumatico che utilizzava un liquido non comprimibile (olio minerale) e un gas comprimibile (azoto) per mantenere una guida morbida e un’ottima tenuta di strada. E vi furono almeno due persone che ebbero salva la vita da questo sistema: niente di meno che Charles de Gaulle e sua moglie. Nell’agosto del 1962 la Ds presidenziale venne affiancata da un furgone Renault Estafette, con a bordo un commando di terroristi legati alle sanguinose vicende algerine di quegli anni, che aprirono il fuoco da distanza ravvicinata colpendo sia le ruote sia la carrozzeria. L’autista, Francis Marroux, scalando dalla quarta alla terza riuscì ad accelerare ed allontanarsi. La straordinaria maneggevolezza e capacità di assetto della vettura, pur con due ruote bucate, facilitò il compito e i De Gaulle ne uscirono senza un graffio. 


La Mercedes 540 K venne costruita negli stabilimenti Daimler Benz di Mannheim, in limitato numero di esemplari, nelle versioni berlina, torpedo, coupé, cabriolet, roadster. La “540 K” costituisce un eccellente esempio della tecnica automobilistica tedesca d’anteguerra.
La sua robustezza e potenza fanno della Mercedes 540 K W29 la vettura privilegiata da Adolf Hitler: per suo volere rimane in produzione fino al 1944 per gli spostamenti suoi e dei suoi collaboratori di più alto rango, in una particolare versione definita “allestimento speciale blindato”. Se ne contano 20 esemplari prodotti per gli ufficiali dell’esercizio nazista.

Infine la Gaz M-20 Pobeda che vede la luce alla vigilia della fine della Seconda Guerra Mondiale. Per la Russia non può che chiamarsi “Pobeda”, ovvero Vittoria. E’ raffinata, lussuosa e ben equipaggiata, almeno per i canoni del mercato di oltre cortina: la produzione varcherà anche i confini sovietici, con una versione prodotta anche dalla FSO di Varsavia. Un successo che affascinerà lo stesso Stalin. 

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