Assalto al bancomat a Piscina: dopo quasi due anni individuata la banda, due arresti e un obbligo di dimora

Ma due dei tre sono già in galera

Due arresti e un obbligo di dimora (ma in realtà per una persona che si trova già in carcere per altre ragioni): sono il risultato delle indagini per l'assalto al bancomat dell'Unicredit di piazza XXV Aprile la notte del 21 agosto 2019. A quasi due anni dall'accaduto, a metà giugno 2021 i carabinieri della compagnia di Pinerolo hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari con l'accusa di concorso in tentato furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. In particolare, si tratta di due fratelli italiani di 24 e 29 anni, destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il terzo componente della banda, un italiano di 69 anni, è destinatario di un’ordinanza cautelare dell’obbligo dimora nel comune di Torino ma è già detenuto nel carcere di Ivrea per un altro procedimento. Anche il 29enne è detenuto per altra causa in un carcere francese, motivo per il quale è stata chiesta l’internazionalizzazione del provvedimento. 

Due anni fa l’arrivo dei carabinieri della stazione di Cumiana aveva costretto i ladri a scappare in auto. L’inseguimento era durato per circa quattro chilometri. Nelle campagne di Cumiana un carabiniere, notando che i ladri stavano armeggiando rivolti verso di loro un oggetto che sembrava un fucile, aveva esploso un colpo di pistola in direzione degli pneumatici anteriori della Fiat Punto. L'auto aveva proseguito la sua fuga per circa un chilometro arrestandosi all’improvviso nei campi dove era stata abbandonata dagli occupanti che erano scappati nella vegetazione. Le immagini di videosorveglianza della filiale della banca, l’analisi del traffico telefonico e gli accertamenti tecnico-scientifici hanno consentito di individuare gli autori dell’assalto e di ricostruire le fasi dell’accaduto. I due fratelli sono ritenuti gli autori materiali dell’assalto al bancomat. Per quanto riguarda la posizione del 69enne, i carabinieri hanno dimostrato che è stato lui a procurare la Fiat Punto per raggiungere e poi fuggire dal luogo del reato.


 

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