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Torino, da baluardo multietnico a città sulla via del razzismo: "I bianchi negano, ma il problema c'è"

La testimonianza di Jennifer

 

È un appello accorato quello che lancia Jennifer Caodaglio, organizzatrice di eventi torinese e presidente dell’associazione Multiethnicmedia: "Il razzismo c'è anche a Torino, impariamo da quel che sta accadendo negli Stati Uniti per evitare che capiti anche qui". 

Jennifer è una ragazza torinese. È nata a Torino e non ha mai vissuto in nessun'altra città, ma nonostante ciò è costretta costantemente a subire quel razzismo quotidiano e strisciante che colpisce chi non ha la pelle bianca. A scatenare la sua rabbia l'ennesimo episodio che ha voluto denunciare. 

Sabato 6 giugno in Piazza Castello a manifestare in modo pacifico contro il razzismo c'era pure lei. Una manifestazione che però, nei ricordi di Jennifer, verrà macchiata da un brutto episodio: "Verso la fine della manifestazione quando il corteo si è mosso in Piazza del Municipio sono andata verso casa. Sono passata vicino a un mezzo GTT fermo che non poteva passare a causa della manifestazione. L'autista era scesa per strada e stava parlando con un uomo, si stavano lamentando che il traffico fosse stato interrotto e soprattutto che la manifestazione fosse di migranti, negri. L'uomo ha suggerito all'autista di andare con il bus contro i manifestanti e lei ha risposto 'fosse per me lo farei, ma non posso rovinarmi la vita per questa gente'". 

Uno scambio di battute che è stata l'ennesima manifestazione di quel razzismo quotidiano contro il quale Jennifer - che nella vita fa l'organizzatrice di eventi culturali - si deve battere: "Il fatto di essere una donna cambia le percezioni. Gli uomini neri subiscono più razzismo delle donne. Mia mamma quando entra nei negozi le viene dato del tu, quando a una bianca della sua età ciò non succede. A me succedono cose che alle mie amiche non capitano come essere seguita nei negozi perché hanno paura che possa essere una ladra, oppure che qualcuno cambi lato della strada per non incrociarmi o il senso di fastidio sul bus". 

"Il fatto che tutto ciò faccia ormai parte di noi e che non ci scandalizziamo più credo sia veramente grave. Ho sempre pensato che Torino fosse un baluardo antirazzista, ma ultimamente vedo che quel che succedevano solo in altre parti d'Italia, come il nord-est, stanno cominciando a capitare anche qua", continua Jennifer. 

"Gli italiani bianchi davanti a questi episodi hanno due reazioni: negare che il problema esista o ritenere che il problema non sia rilevante. La prima è falsa, la seconda è la riprova che il problema esiste. Dobbiamo cercare di parlarne e imparare da quel che sta accadendo negli Stati Uniti per evitare che capiti anche qui", conclude Jennifer. 

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