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Tamponi rapidi, a un mese dall'annuncio in farmacia non sono ancora arrivati: cosa non ha funzionato?

Alcuni farmacisti si stanno organizzando autonomamente

 

A un mese di distanza dei tamponi rapidi nelle farmacie piemontesi non si è vista ancora traccia. Eppure il 21 ottobre scorso la Regione Piemonte aveva annunciato che anche i privati cittadini avrebbero potuto accedere ai test per verificare la propria positività al covid presentandosi dal proprio farmacista di fiducia. Cosa non ha funzionato? 

Prima di tutto la comunicazione. A confermarlo è il presidente di Federfarma, Marco Cossolo: "È stato un errore fare la conferenza stampa prima di fare la norma. Certo che se si fosse aspettato di avere il protocollo in mano e la delibera prima di dirlo, invece di un mese fa lo avremmo detto dieci giorni fa. Il ritardo e la tempestività è solo determinato dal tempo in cui partiamo". 

In questo mese quali sono i problemi che hanno fatto frenare la partenza dei tamponi rapidi in farmacia? "Ci sono stati alcuni problemi circa la reperibilità degli infermieri per quanto riguarda i tamponi rapidi. Per quanto riguarda i test sierologici c'era un problema di collegamento alla piattaforma tecnologica", spiega Marco Cossolo, "Credo che si dovrà perfezionare la delibera e dare la possibilità anche al farmacista di farli come succede nel Lazio o nella provincia di Trento e Bolzano". 

A riguardo ci sono dei farmacisti che si stanno organizzando e che monteranno delle strutture al di fuori dei propri negozi. "La categoria ha risposto molto bene. I farmacisti si sono attivati e sono riusciti ad attivare più strutture. Come in tutte le innovazioni si deve dare il tempo che le cose si facciano e partano, ma credo che il tempo in cui ci siamo organizzati sia stato abbastanza rapido", continua Marco Cossolo. 

Si è parlato tanto del ruolo della medicina territoriale nella gestione dell'emergenza covid, avreste voluto essere coinvolti in modo maggiore? "Non commento il lavoro degli altri. È un fatto che le farmacie sono sempre state aperte, hanno svolto un lavoro di filtro rispetto agli accessi ospedalieri e al pronto soccorso. Noi ogni cosa che ci hanno chiesto lo abbiamo fatto, sui tamponi la realtà dei fatti è che per ora sul territorio si fanno in farmacia e basta. Noi siamo a disposizione con serenità, non vogliamo fare medici o infermieri bonsai", conclude Cossolo facendo anche un riferimento ai monopoli che lo Stato ha in questo caso in ambito sanitario, "Io credo che determinate privative siano privative e se si rifanno al testo unico delle leggi sanitarie del 1934 si commentano da sole". 

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