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Scuola, Anita torna in piazza: "Non mi sento un'influencer, ma contenta di aver portato avanti la protesta"

Manifestazione anche dei genitori

 

"Non mi sento una influencer, ma sono contenta di aver portato avanti questa protesta", dice Anita, la studentessa torinese che è diventata simbolo delle manifestazioni contro la didattica a distanza, e poi aggiunge, "Noi manteniamo le promesse a differenza di altri". E qui la frecciata è rivolta alle istituzioni che in più occasioni hanno annunciato l'intenzione di non fare ricorso nuovamente alla didattica a distanza. 

Oggi, lunedì 8 marzo, gli studenti nel primo giorno dell'ennesima chiusura delle scuole medie (seconde e terze) e superiori sono tornati in piazza a protestare. Tablet, plaid, banchi vuoti e libri, si sono connessi alle lezioni da Piazza Castello. "Non siamo contenti di essere scesi in piazza per la terza volta e Cirio ha detto di non poter assicurare che questa sarà l'ultima volta di DAD. Noi speriamo che la campagna di vaccinazione venga messa al servizio della scuola", spiega Dario Pio Mucilli di Rinascimento Studentesco. 

In piazza anche i genitori: "Per noi significa dover stare a casa per non abbandonare i minori. Non ci sono ristori o congedi parentali, nessuno strumento che consenta a una donna di concliliare famiglia e lavoro", spiega Carola Messina di Priorità alla Scuola, "Crediamo che i diritti delle donne lavoratrici siano una priorità di questo Paese e con la chiusura delle scuole queste diritti vengono calpestati. Sono le donne che tendenzialmente restano a casa e tengono sulle spalle il welfare familiare e impedendo ai ragazzi ad andare a casa si costringe le donne a perdere il lavoro".

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