Juventus campione d'Italia 2015, la festa dei bianconeri in piazza San Carlo

Erano migliaia nello storico salotto delle vittorie della Juventus a celebrare l'ennesimo scudetto della Vecchia Signora, conquistato con forza, attenzione e un bel gioco che hanno portato Max Allegri sul tetto d'Italia in attesa della sfida europea contro il Real Madrid

L’appuntamento per il popolo bianconero è sempre nello stesso posto: piazza San Carlo ai piedi del Caval ‘d Brons. Già durante i novanta minuti di Genova sono centinaia i tifosi della Vecchia Signora, con le loro sciarpe e le bandiere, seduti ai piedi della statua o in fremente attesa sul pavé del “salotto di Torino”. Quando a Marassi il direttore di gara fischia la fine del match, l’urlo di gioia dei supporters esplode nella pancia di Torino e i caroselli di auto e moto animano le vie del centro. 

Lo scudetto numero 31, 33 per i tifosi e la società, è cucito sulla maglia che fu di Sivori e Platini, in corso Galileo Ferraris arriva un altro, l’ennesimo, titolo di Campioni d’Italia. Per la quarta volta consecutiva i tifosi della Juventus si incontrano avvolti nei colori della loro formazione e cantano i cori della curva per celebrare un campionato che sembrava difficile, almeno a settembre, da conquistare e che con il duro lavoro dei giocatori, l’attenzione del mister e qualche buona stella a favore è stato l’ennesimo momento di orgoglio juventino. 

Quando ormai il buio scende sulla città la moltitudine bianconera è ancora in piazza a celebrare questo momento di gioia, ma la sobrietà sembra regnare sovrana. Tante le auto decorate con le bandiere, tantissime le famiglie con i bambini festanti, ma tra gli juventini serpeggia una frase, un pensiero troppo grande anche solo a pensarlo: si gioca con il Real Madrid e forse la festa potrebbe essere ancora più grande. 

Uno scudetto che ha in ogni caso il sapore della conferma, della soddisfazione, della coerenza di mister Allegri che entrato a Vinovo in punta di piedi finisce la corsa scudetto prima della sua conclusione naturale con una cavalcata rumorosa e vincente. Un tricolore per Massimiliano Allegri che ha afferrato per mano Carlo Tevez e a lui si è affidato.

Quel numero dieci sulle spalle dell’argentino non convinceva molti, la maglia del Capitano, Alessandro Del Piero, sembrava non potesse essere indossata più da nessuno e invece. Ancora una volta la cultura juventina, la mentalità bianconera costruita sull’adagio del presidente Boniperti, “L’importante non è vincere, è l’unica cosa che conta”, è stata presa come una regola dall’Apache. Ha guidato la Juve dentro il campo in tutti gli stadi dove la Vecchia Signora ha costruito punto dopo punto il titolo di Campione d’Italia. 

I tifosi però non erano le migliaia cui negli anni la città si era abituata. Qualcosa di diverso questa volta prendeva forma minuto dopo minuto nelle teste e nei cuori dei bianconeri. Dentro i circoli, davanti agli schermi dei club, con il sottofondo di piatti e bicchieri nei pub: il popolo della Vecchia Signora ha festeggiato in piazza, certo, ma ha gioito in casa in attesa di un’altra festa. Una festa che si aspetta da venti lunghi anni.

I bambini in bianconero il manifesto più bello. I padri, tanti, non rinunciano a festeggiare insieme ai figli la vittoria del campionato: ed è questo il segnale più bello. Contro quegli idioti che lanciano bombe carta, contro la stupidità delle risse, contro quell’imbecille cultura della violenza ha risposto la tifoseria vera. Passeggini trasformati in carri celebrativi del tricolore, bimbi sulle spalle dei papà, abbracci, sorrisi e canti ecco la festa che vale la pena raccontare, ecco i tifosi per cui è giusto vincere ad ogni costo. 

L’appuntamento è rimandato di due settimane. Si gioca allo Stadium e poi tutti a Madrid per vedere se i ragazzi di Max Allegri saranno in grado di regalare all’intero popolo bianconero la grande emozione di una finale di Champions League.   

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