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Morto Luis Del Sol, il "postino" che fece grande la Juve di Heriberto Herrera

Aveva 86 anni

Luis Del Sol con la maglia della Juve

A pochi giorni di distanza da Boniperti, se n'è andato nella notte un altro pezzo di storia della Juve: è morto a Siviglia Luis Del Sol, in bianconero per 8 stagioni, dal 1962 al '70. Del Sol aveva 86 anni.

Chi era Luis Del Sol

Il Piemonte era nel suo destino ma anche nel suo albero genealogico: la famiglia di Del Sol, infatti, era originaria di Vercelli. Ma nacque in Spagna nel 1935, e lì si affermò come calciatore, prima con il suo Betis, poi con il grande Real Madrid, dove l'altro oriundo italiano, Alfredo Di Stefano, lo soprannominò "Postino" per la sua capacità di coprire ogni zona del campo.

Poi, a 27 anni, l'arrivo in Italia, a Torino, per vestire la maglia della Juventus, con cui ha vinto uno scudetto e una Coppa Italia, prima di passare alla Roma, dove trascorse due stagioni da capitano, per poi chiudere la carriera ancora al Betis nel 1972-73

Luis Del Sol, il ricordo della Juventus

La Juventus ha dedicato un lungo ricordo a Del Sol, scomparso a 86 anni. Queste le parole del club bianconero:

"La Juventus ricorda con commozione un grande campione che ci ha lasciato proprio oggi, Luis Del Sol. Aveva 86 anni.

Nato ad Arcos de Jalon il 6 aprile 1935, Luis Del Sol gioca 294 partite nella Juventus, segna 29 gol, vince una Coppa Italia e uno scudetto. Gli 8 anni alla Juventus – dal 1962 al 1970 - sono stati dominati dalla sua personalità. Un trascinatore senza eguali, che ha rappresentato anche un punto di riferimento per quei giovani cresciuti con lui – come Francesco Morini e Giuseppe Furino - che nel decennio successivo hanno rappresentato la spina dorsale di una grande Juve proprio basandosi sull'esempio del centrocampista iberico.

IL PRIMO SPAGNOLO

Nel 2014 Del Sol è venuto a Torino e ha visitato lo Juventus Museum, gustandosi l'affetto del club che lo ha eletto tra i grandi, inserendolo tra le 50 stelle. Luis è stato una figura epocale, il primo spagnolo nella storia bianconera e vi è arrivato sulla base della fama acquisita in patria. Il suo arrivo a Torino viene come un evento importante, come si conviene a un giocatore stabilmente ai vertici nella classifica del Pallone d'Oro in quegli anni. La Juventus riesce a superare una nutrita concorrenza, compresa qualche società italiana. E l'orgoglio per l'acquisizione è ancor più accentuato dall'averlo preso dalla squadra più titolata d'Europa, il Real Madrid. Come scrive Hurrà Juventus all'epoca, «la Juventus l'ha ingaggiato ad occhi chiusi, perché sul passaporto che vale nel mondo calcistico egli aveva il visto d'ingresso per qualsiasi compagine, il visto del Real».

IL POSTINO IN SMOKING

Ci sono soprannomi che riescono a tradurre le caratteristiche di un giocatore, a maggior ragione se il battesimo arriva da un compagno di squadra. Nel Real Madrid, è il grande Alfredo Di Stefano a definire Del Sol «Il postino» per indicare come Luis agisca per tutto il campo per consegnare il pallone ai compagni. Un centrocampista che lega il gioco attraverso un'andatura a strappi, derivante anche dall'aver giocato precedentemente in posizione più avanzata. «Il postino in smoking» è il titolo con il quale il mensile bianconero lo presenta ai lettori, evidenziando come sia «il centrocampista ideale che sa tessere trame su trame, coprendo in continuità per tutto l'arco della partita una zona di campo, instancabile e insuperabile nel ritmo. Temprato nell'acciaio atleticamente e moralmente, egli risulta preziosissimo nel doppio compito di offesa e difesa». Un giocatore di cui piace soprattutto l'essenzialità, «far bene non solo le cose difficili, ma anche e soprattutto le cose facili».

IL PIANETA DEL SOL

Il movimento continuo di Luis rappresenta talmente un'anomalia nel calcio italiano da diventare oggetto di studio. In un pezzo intitolato “Il pianeta Del Sol”, Hurrà Juventus indaga «la “marziana” resistenza allo sforzo del maratoneta spagnolo» attraverso il contributo scientifico del dottor Mauro Sgarbi, medico della Juventus, e del professor Vittorio Wyss, Direttore del Centro di Medicina dello Sport di Torino. Concludendo che «l'esito è semplice e sbalorditivo: Del Sol non è un fenomeno, ma soltanto un uomo che rintraccia sempre nuove forze grazie ad una volontà spinta al parossismo». Tanta scienza va messa insieme alla testimonianza personale di Luis, che confessa ai lettori come l'intensità della corsa lo porti a quella che oggi definiamo comunemente trance agonistica: «Io in campo sono un altro uomo. Cioè ho pensieri diversi dal solito, e sono pensieri di cui poi non ricordo nulla. Non vi capita talora di fare un sogno, di viverlo tutto con esattezza di particolari, e poi di risvegliarvi e di non ricordare più nulla?».

L'ITALIANO

Del Sol rappresenta la componente di specializzazione tecnica nella Juventus cosiddetta operaia degli anni '60. E l'interesse nei suoi confronti non cala mai, in un Paese che ad un certo punto chiude le frontiere all'importazione dei calciatori stranieri. Di Luis si raccontano molte cose: si scopre il privato, la famiglia, la villetta dove vive nella collina torinese – ereditata da John Charles -, la sua passione per il cinema – ritiene quello italiano di gran lunga superiore a quello spagnolo -. Dopo Torino ci sarà Roma, sponda giallorossa, per due anni, per poi chiudere nel Betis, il club dove è iniziato tutto e a cui dedicherà impegno ed energie anche come allenatore.

IL LUIS BIANCONERO

«Io sono stato un giocatore che non ha dato molta importanza a fare goal, ma a fare il passaggio al compagno; ed era più importante rivestire all’interno di una squadra questo compito»: eppure, c'è una gara su tutte che si fa ricordare per il contributo realizzativo, quella del 22 dicembre 1963. Una sfida importante contro i campioni d'Italia in carica dell'Inter, per Del Sol resa ancor più stimolante dal confronto diretto con il connazionale Luis Suarez, a riproporre in Italia la rivalità vissuta in patria in qualche Real Madrid-Barcellona. La Signora trionfa 4-1 con una doppietta del Luis bianconero: un tiro secco all'incrocio dei pali e un preciso colpo di testa da calcio d'angolo. Quanto basta perché Hurrà proponga una copertina disegnata a colori a lui dedicata.

Sono tanti i ricordi legati a Del Sol: un campione che non dimenticheremo".

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