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Juventus, Conte avverte: "In Champions League c'è da soffrire"

"Llorrente? Avevo bisogno di velocità negli spazi brevi" ha tagliato corto Conte

Un dato su tutti: per quanto cresciuta e più consapevole rispetto allo scorso anno, la Juventus per andare avanti in Europa dovrà saper soffrire e fare tesoro di questa verità. È con questa consapevolezza che i bianconeri sono rientrati da Copenaghen, cercando di capire come assimilare un bicchiere pieno solo a metà. A volerlo guardare mezzo pieno, allora è giusto accettare l'1-1 come un buon risultato: è comunque un pareggio fuori casa che dopo la prima giornata la colloca al secondo posto nel girone B di Champions League, dietro al Real, ma davanti a Copenaghen e Galatasaray. 

Non solo non è compromesso nulla, ma è addirittura un passo avanti verso la qualificazione. A volerlo guardare mezzo vuoto, invece, il bicchiere di Copenaghen lascia ai bianconeri questo dato: in Europa non è come in Italia, non basta essere superiori per fare strada. In Europa sarà dura come il ferro. Anche perchè alla prova dei fatti le cosiddette 'big' non hanno fallito, i risultati di Real, Manchester United, PSJ, Bayern sono lì a dimostrarlo. La Juventus, invece, ha il solo merito di aver pareggiato una partita che stava perdendo. 

È questo ciò che la squadra bianconera 2013-2014 deve saper elaborare, trasformare in una risorsa quello che - all'esordio europeo - appare un limite. "Nessuno ha sottovalutato nessuno - ha detto Antonio Conte, visibilmente deluso dal risultato -. Loro hanno cominciato a ritmi alti, noi forse siamo stati un pò lenti. Ma nella ripresa abbiamo trovato più ampiezza, mentre loro sono calati. È stato un tiro al bersaglio. Mai visto tante palle gol così. Però se non segni, non vinci. Dunque facciamo tesoro di questa partita". 

Questo il dato vero che la Juve riporta a bilancio sotto la voce Copenaghen: "fare tesoro". Di una partita dominata ma non vinta, che anzi era cominciata male ma che poi è stata raddrizzata. Succede, in Europa. Perchè l'Europa esige un approccio mentale diverso. Se è vero che il realismo è un obbligo la Juventus sia allora consapevole dei suoi limiti. Ma consapevole anche - e il Copenaghen lo dimostra - che il calcio non è una scienza esatta, non sempre vince il più forte e questo vale anche per Bayern, Real, Barcellona. 

Quanto ai singoli, non sono le prove non particolarmente brillanti di Vidal, Ogbonna o Chiellini ad aver determinato il risultato di Copenaghen. E meno che mai esiste in casa bianconera un caso Llorente, come invece ipotizza la stampa spagnola, oggi critica col tecnico juventino. Lo accusa di non averlo ancora impiegato neppure per un minuto dall'inizio della stagione. E ipotizza chissà quali dissapori in casa bianconera per il Re Leone, che a Copenaghen si è scaldato per mezz'ora senza poi scendere in campo. "Llorrente? Avevo bisogno di velocità negli spazi brevi" ha tagliato corto Conte.

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