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Renato Zaccarelli: “Vi racconto il mio Toro campione d’Italia”

A 40 anni esatti dal trionfo del 1976, parla uno dei protagonisti di quello scudetto storico: "Eravamo al settimo cielo, ma Radice si arrabbiò comunque"

Una vita nel Toro, tredici anni conditi da 413 partite giocate - 317 in Serie A - e 21 reti messe a segno. E, soprattutto, l’orgoglio di aver fatto parte della gloriosa squadra che 40 anni esatti fa vinse uno scudetto storico, il settimo e finora ultimo nella storia del club granata. Delle emozioni di quel giorno e di altro ancora ha parlato ai nostri microfoni Renato Zaccarelli, nell’intervista realizzata al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata di Grugliasco. 

VIDEO --> QUI L'INTERVISTA COMPLETA

Zaccarelli, a distanza di 40 anni cosa si prova nel ricordare e nel raccontare quell’impresa? Una grande soddisfazione. Ancora oggi infatti, mi capita di incontrare tantissimi tifosi del Toro che vissero con noi quella domenica fantastica e che con noi festeggiarono uno scudetto storico. 

La vostra stagione, però, era cominciata male. A poche giornate dal termine avevate ancora parecchi punti di distanza dalla Juventus. Poi ci fu la rimonta. Vero. Non eravamo partiti bene. Poco alla volta però trovammo fiducia nei nostri mezzi e iniziammo a rimontare in classifica. Il derby fu decisivo e, dopo averlo vinto, riuscimmo a sorpassare la Juve e a mantenere il vantaggio fino all’ultima giornata.

Ultima giornata con in programma Toro-Cesena in un Comunale tutto esaurito. Come descrivere l’atmosfera che si provava quel pomeriggio nel prepartita? Durante il riscaldamento non ci eravamo resi conto di quanto accadeva sugli spalti ma, quando siamo usciti per giocare, l’impatto è stato incredibile: la tribuna, i distinti, le curve, era una “marea granata”.

Contemporaneamente la Juve giocava a Perugia. E’ vero che il vostro allenatore Radice aveva vietato le radioline in panchina per paura che vi distraeste dalla partita?  E’ vero ma non valeva solo per noi giocatori. Nemmeno lui aveva voluto accanto a sè qualcuno che gli comunicasse il risultato della Juve. 

Al fischio finale cosa accadde? Appena finita la partita - che terminò 1-1 - vedemmo Radice dirigersi verso Castellini e Mozzini e chiedere loro spiegazioni in merito all’autorete che aveva consentito al Cesena di pareggiare. Era talmente arrabbiato con loro che in quel momento non si godette nemmeno la vittoria del campionato. 

Ma eravate campioni. Per quale motivo Radice doveva essere deluso o arrabbiato? Perchè quel pareggio aveva vanificato la possibilità di chiudere la stagione con 15 vittorie su 15 in casa.

Ci parli dei festeggiamenti. Non ci furono grandi eccessi. Facemmo il giro di campo e salutammo i tifosi, a cui era stato pregato di non invadere il terreno di gioco.

Dopo Superga il Toro ha aspettato 27 anni per festeggiare il campionato e, dopo il vostro successo, nessuna compagine granata è più riuscita a raggiungere un tale traguardo. Che cosa aveva in più il Toro del ’76 rispetto a quelli che l’hanno preceduto e succeduto? Eravamo anzitutto un gruppo unito e compatto, che aveva sposato in toto le nuove idee tattiche portate dal nostro allenatore. Ma non dimentichiamo però che in quella squadra c’erano giocatori di alto livello tecnico.  

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