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Gigi Meroni, il ricordo della Farfalla granata fermata dal destino

Sono passati esattamente 48 anni dalla tragica morte di Luigi Meroni, uno dei più grandi talenti non solo del Toro ma di tutto il calcio italiano. La città non l'ha mai dimenticato

Genio e sregolatezza, talento immenso. La città di Torino non l'ha mai dimenticato e ancora oggi lo ricorda con affetto. Il popolo granata, quasi misticamente, lo ha sempre tenuto in vita tramite i racconti dei nonni, dei padri e probabilmente sarà sempre così.

Sono passati 48 anni esatti da quella tragica serata del 15 ottobre quando Gigi Meroni, ala del Toro, perse la vita investito in corso Re Umberto da un'automobile guidata da quello che poi sarebbe diventato il presidente della società granata, Attilio Romero

Esistono pochi campioni in grado di mettere tutti d'accordo, a prescindere da qualsiasi questione di fede. Gigi Meroni era indubbiamente uno di questi. Alcuni lo definiscono banalmente un calciatore, sbagliandosi. La Farfalla granata non era un semplice atleta, era un artista. Pittore fuori dal campo, maestro del dribbling nel rettangolo verde. Nessuno era in grado di fermarlo. Non è esagerato affermare che Meroni fu il più grande talento affermatosi in granata dopo il Grande Torino, squadra leggendaria a lui legata anche dal destino beffardo.

Nel giorno del suo funerale la città si paralizzò completamente. Dal 2007, sulla pensilina di corso Re Umberto, è presente un piccolo monumento per tenerne in vita la memoria. Un gesto più che dovuto, ma non indispensabile perché la leggenda del ragazzo 24 enne fermato solo dal destino farà sempre parte della storia non solo del Torino, ma di tutto il calcio italiano.

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